La manifestazione
Clinica privata, il sindaco boccia l'idea
Sergio Mastrini
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La sala daspetto del reparto maternità di Pontremoli Proposta in due distinte occasioni da Francesco Mazzoni (Pdl) ed Enrico Petriccioli (Pd)
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PONTREMOLI. Il pensiero corrente della stragrande maggiorana dei sindaci della Lunigiana, sentiti telefonicamente, è stato: «La bocciatura del punto nascit è da ascrivere ai medici di Massa, che mal sopportavano la turnazione in Lunigiana e che pertanto avevano tutto l'interesse personale di farlo chiudere in nome di un servizio che li avrebbe costretti al ruolo di pendolari». È d'obbligo fare un paragone tra il punto nascita della Lunigiana e la analoga struttura di Massa che, a detta dei tecnici interpellati, è rappresentato dall'alto indice del numero dei parti per ogni ginecologo occupato. A Pontremoli, dati del 2008, a fronte di tre ginecologi impiegati ci sono stati 210 nati (qualcosa come 70 parti a testa), mentre a Massa su una ventina di ginecologi effettivi, i nati sono stati soltanto 1760. E questo dato rende giustizia ai tre medici lunigianesi "carenti di professionalità". Come rende giustizia al servizio complessivo della struttura pontremolese dove, in attuazione dei parametri previsti dall'Organizzazione mondiale della sanità, che fissa al 15% la percentuale dei parti cesarei, il risultato è stato del 14%, mentre Massa è nettamente al disopra dei parametri previsti dall'Oms. Senza parlare poi di Cecina, del Valdarno e della Valdichiana, le cui strutture superano il 30%. Ma il dato negativo è rappresentata dall'oltre 36% dei cesarei che si verificano a Bibbiena dove su 330 parti ci sono stati 120 cesarei. Se si moltiplica 120 per 3.500 euro, il risultato è una spesa aggiuntiva di 420mila euro. A una precisa domanda posta a inizio della scorsa estate all'assessore regionale alla sanità in occasione della sua visita al Sant'Antonio Abate, Daniela Scaramuccia rispose: «Quando si parla della salute delle donne, non voglio sentir elencare cifre». Di contro, la Scaramuccia ignorò un altro questito scottante: perché l'Asl non spende 240mila euro all'anno per istituire la guardia medica pediatrica a Pontremoli? Per la cronaca, un mese dopo venne istituita la guardia medica pediatrica a Pontremoli. Frattanto continua a tener banco la sentenza di chiusura della maternità, come confermato dalla dichiarazione di Francesco Mazzoni (Pdl): «Inutile piangerci addosso abbiamo già studiato una valida soluzione alternativa» ha detto Mazzoni, rendendo nota l'intenzione di creare una struttura privata in grado di ospitare un punto nascita di eccellenza, intenzione da tempo manifestata da un imprenditore locale. E nel contempo spunta un'altra idea di clinica privata, stavolta da parte di Enrico Petriccioli, ex-assessore provinciale del Pd che dice: «Quando si è paventato il pericolo di chiusura del punto nascita ho presentato un progetto per la costruzione di una struttura alternativa in Pineta. Non se ne è fatto niente perché i medici si erano divisi su questa mia idea, mentre il sindaco non ha accettato la mia iniziativa. La proposta è però ancora valida». Interpellato a questo proposito, il sindaco Gussoni ha detto: «Non ricordo proposte di quel tipo, può darsi che sia stata fatta in epoca precedente al mio mandato. Comunque rammento che la scorsa estate, con la giunta e i capigruppo, avevamo di comune accordo lasciato da parte ogni soluzione alternativa al punto nascita, dando mandato al direttore generale Delvino di presentare una proposta politica seria da parte dell'Asl, ma le cose non sono andate così. Però non abbandoniamo la nostra battaglia e col supporto di tutti i sindaci della Lunigiana stiamo predisponendo un documento politico da presentare alle autorità istituzionali».
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