Il Tirreno

Una spy story al comando dei vigili

Chiara Sillicani
<b>IL GIALLO.</b> L&#146;area ex Jare che ospita il comando e sotto Francesco Delvino ex comandante dei vigili urbani
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IL GIALLO. L’area ex Jare che ospita il comando e sotto Francesco Delvino ex comandante dei vigili urbani

È giallo su una microtelecamera nascosta nell'ufficio dell'ex comandante Delvino

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 MASSA. Non è soltanto un giallo, ha il sapore della spy story. I contorni di una vicenda all'americana, degna della migliore cinematografia. O - perché no? - delle pagine di Wikileakes. Eppure la storia è tutta massese. Un ufficio pubblico, una microtelecamera e, probabilmente, perché il quadro sia completo, alcune registrazioni. Il piccolo impianto sarebbe stato ritrovato nell'ufficio di Francesco Delvino, il comandante, ormai ex, dei vigili urbani. E la cosa avrebbe provocato non poco imbarazzo anche a Palazzo civico.  Insomma, l'uomo delle telecamere, il comandante che ha dotato la città di un sistema di videosorveglianza e ha creato una sala di monitoraggio, avrebbe pensato di tener sotto controllo anche il suo ufficio. Il condizionale è d'obbligo e non soltanto perché noi la telecamere non abbiamo avuto modo di vederla, ma anche perché Delvino parla di «chiacchiere e voci infamanti» (vedi articolo a fianco).  La storia. Il giallo si fa spazio, prima al comando dei vigili urbani, poi nei corridoi del Comune: qualcuno avrebbe scoperto una telecamera nell'ufficio di Francesco Delvino. L'impianto non sarebbe mai stato notato, neanche dagli agenti municipali, perché molto piccolo. Una vera e propria microtelecamera che sarebbe stata nascosta in una scossalina, in parole semplici una di quelle canaline che corrono lungo i muri e raccolgono i fili elettrici. Un marchingegno tecnologico, di qualche centimetro, ma in grado di riprendere l'intera stanza, che poteva - anche questo da verificare - essere attivato all'occorrenza.  Così piccolo che nessuno lo ha notato. Sicuramente di agenti di polizia municipale in quell'ufficio devono esserne entrati parecchi ma nessuno avrebbe visto la telecamerina. Nè l'avrebbero notata i cittadini che hanno chiesto udienza al comandante. Però che quel microimpianto ci fosse lo conferma anche il sindaco Pucci. Sulla questione il primo cittadino non fa alcun commento e laconico si limita a dire che «l'impianto c'era e il Comune non ne era informato».   Il giallo si infittisce. E, infatti, nessun cartello segnalava che l'ufficio del comandante era videosorvegliato, segnalazione prevista dalla legge, per questioni di privacy. Un po' come quando si telefona ai vigili e un disco avvisa che la chiamata sarà registrata.  Non solo, per istallare la telecamera, visto che si tratta di luogo di lavoro, sarebbe stata necessaria anche l'autorizzazione dei sindacati. Il cartello, però, di fronte alla stanza che ospita l'ufficio non era affisso.   E le registrazioni? Ora, se quella telecamera c'era, si tratta di capire chi e perché l'abbia installata. Ma, soprattutto, il vero rebus diventerebbero i nastri.  Insomma - e qui il giallo diventa davvero una spy story - quello che è stato ripreso, le registrazioni dovrebbero essere nelle mani di qualcuno. Ma la decisione del sindaco di evitare commenti, impedisce di saperne di più. E il comandante sulla questione è chiaro: «Se c'era o c'è un telecamera o se esistono registrazioni, qualcuno le mostri».  Così l'addio di Delvino alla città si fa più doloroso.  E mentre la spy story diventa argomento del giorno in Comune e tiene banco, ancor di più, in comando, rimane da capire anche chi abbia trovato il microimpianto, come abbia fatto, chi lo abbia concretamente rimosso e a chi lo abbia affidato.  Domande che per ora non trovano risposta. Ma una cosa è certo: questa città non si fa davvero mancare niente, sicuramente non gli argomenti per vivacizzare il dibattito politico.

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