Il Tirreno

L’impegno dell’insegnante ridotto per concederlo a due ragazzi che hanno vinto il ricorso al Tar

«Rivogliamo le ore di sostegno»

La protesta del comitato di difesa del diritto allo studio per gli alunni didabili per il taglio delle ore di sostegno all’istituto alberghiero
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La protesta del comitato di difesa del diritto allo studio per gli alunni didabili per il taglio delle ore di sostegno all’istituto alberghiero

La protesta delle famiglie di cinque alunni dell'alberghiero Minuto

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 MASSA. Una guerra tra poveri la chiama l'Associazione famiglie portatori di handicap. E mai definizione è stata così azzeccata. La protesta nasce da un taglio di ore di sostegno ad alcuni alunni dell'alberghiero Minuto. Tagli fatti dal dirigenti per eseguire una sentenza del Tar che dava ragione a due famiglie che chiedevano più ore per i propri figli.  È il presidente dell'Afaph, Daniele Carmassi, a dare voce alle famiglie dei ragazzi che si sono visti togliere le ore di sostegno. La vicenda è tanto semplice quanto triste: «A inizio dicembre cinque famiglie hanno ricevuto una lettera del dirigente scolastico dell'istituto Minuto che annunciava che il Tar aveva dato ragione a due ragazzi e che quindi doveva dare loro un maggior numero di ore, sia ore di sostegno che di ore con operatore socio educativo (le ore Ose sono fornite per le scuole superiori dalla Provincia, mentre per le altre istituzioni scolastiche dai rispettivi Comuni). Il problema è che tali ore aggiuntive vengono sottratte, secondo una decisione del dirigente, ai loro figli disabili per ripartirle ai due che hanno vinto il ricorso».  Carmassi continua: «Questi alunni disabili a cui il dirigente vuol togliere le ore di OSE sono già stati penalizzati in quanto pur essendo in condizione di gravità sono state loro assegnate solo 6/9 ore di sostegno invece delle 18 a cui avrebbero diritto. Per terminare la triste vicenda viene tirata in ballo anche la Provincia che, a giudizio del dirigente, non avrebbe assegnato ore in più ai due vincitori del ricorso».  Il problema è che tutti hanno diritto alle ore di sostegno, ma la coperta è troppo corta e quindi se si va a coprire da una parte si scopre dall'altra. I cinque genitori che si sono visti negare un diritto reclamano, riservandosi di passare a vie legali se questi diritti venissero effettivamente violati. Ma il ricorso al Tar costa e non tutti possono permetterselo. Così è nato il comitato di difesa del diritto allo studio per gli alunni disabili, che al momento conta una quarantina di famiglie, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per sottoporre alla sua attenzione la triste situazione che si sta verificando nella nostra Provincia.  Ecco alcuni passi della lettera inviata al Quirinale: «A fronte di 205 certificazioni di gravità, si concedevano solo 20 posti su tutta la Provincia da dividere tra i diversi ordini di scuole. Per inciso 20 posti spezzettati in ore (3, 6, 9 ore) e suddivisi in più scuole, aggravando ulteriormente il danno dovuto all'esiguità delle cattedre concesse. Alla fine di questo tormentato iter ai ragazzi disabili, per cui questo servizio è indispensabile nello sforzo di "agguantare" un livello di apprendimento (e di vita) dignitoso, sono arrivate poche gocce d'acqua cadute nel deserto: il deserto delle stesse istituzioni, della politica, della società ed anche di quella coscienza cristiana di cui tutti i giorni i potenti (ed anche i non potenti) si riempiono la bocca». E concludono: «Signor presidente, sono forse i nostri ragazzi cittadini di un altro stato? Non hanno gli stessi diritti? Sono solo ancora più sfortunati nella sfortuna?».

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