La manifestazione
LOPERAZIONE AZIONARIA
Minusvalenza da record
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CARRARA. A fine settembre scorso il portafoglio finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara - si rileva dal documento programmatico previsionale - ammontava a 155,6 milioni di euro. Le partecipazioni azionarie, compresa quella strategica nella Cr Carrara, ammontano a 45,4 milioni di euro, pari al 29,2% del totale investito. Infine una porzione importante di portafoglio è investita nel comparto assicurativo di Lombard (15% del totale). IL NODO DELLE AZIONI INTESA SAN PAOLO E UNICREDIT. Il 21 febbraio del 2011 andranno in scadenza i contratti "forward" (a termine, in sostanza) di acquisto delle partecipazioni azionarie Intesa (1,8 milioni di pezzi, ad un prezzo unitario di 4,55 euro per azione, per un controvalore di 8,19 milioni di euro, mentre ieri la quotazione di Intesa era di 1,89 euro, per un controvalore di 3.403.800 euro) e Unicredit (3,037 milioni di pezzi, ad un prezzo unitario di 4,93 euro per un controvalore di 14,297 milioni di euro, mentre ieri la quotazione di Unicredit era di 1,474 euro, per un controvalore di 4.476.538 euro), che la Fondazione aveva sottoscritto nel febbraio del 2008. L'esercizio dei contratti a termine prevedrebbe l'acquisto per cassa, da parte della Fondazione, di un controvalore di oltre 22 milioni di euro di azioni che andrebbero a modificare la composizione del portafoglio finanziario incrementando la porzione investita in azioni di oltre il 15%. Attualmente però - si fa notare - la Fondazione non detiene liquidità per l'acquisto delle nuove partecipazioni, pertanto, sulla base delle prospettive di rendimento e di rischio dei diversi asset di portafoglio, ipotizza di reperire la liquidità tramite la riduzione della componente obbligazionaria e, solo marginalmente, di quella assicurativa. A quanto risulta, una decisione definitiva del consiglio di amministrazione della Fondazione sul da farsi ancora non c'è (c'è tempo, appunto, fino al 21 febbraio), ma a questi corsi di borsa, uscire dall'operazione significherebbe portare a casa una minusvalenza record da oltre 14 milioni di euro. Secondo quanto si legge, l'orientamento è quello di andare all'acquisto (i dividendi di Intesa e Unicredit sono già stati contabilizzati fra le entrate...) e sperare che in futuro i corsi azionari risalgano e i dividendi siano più ricchi.
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