Sicurezza
«Dai palazzi di Caina non ci muoviamo»
Barbara Monaco
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Salvatore Aggrate e Maurizio Diamanti Due famiglie resistono allo sgombero: ne abbiamo diritto
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CARRARA. L'abbattimento è vicino e sono già arrivati gli operai per i primi smantellamenti dell'amianto, lo sgombero delle 3 vecchie palazzine di Caina è ormai quasi completato: all'appello mancano ancora due famiglie che non vogliono abbandonare le loro abitazioni seppur ormai sfornite di riscaldamento e di acqua calda da mesi. Ma per l'amministrazione si tratta semplicemente di "occupanti senza titolo", ovvero residenti che non hanno alcun diritto sull'alloggio. Sono le famiglie di Maurizio Diamanti e Salvatore Aggrate ad avere ancora un'ordinanza di sgombero non rispettata e, a parer loro, con tutte le ragioni. È per questo che lo stesso Diamanti mostra gli striscioni appesi alle finestre, in uno di questi si legge: "Dovrete fare i conti con la vostra coscienza, se ne avete una, io mi sento solo e abbandonato, comunque Buone Feste". «Sono qui da 10 anni - afferma - prima abitavo alla ex-Montecatini, così, quando anche lì sgomberarono, il sindaco di allora, Segnanini, mi dette le chiavi di questo appartamento dicendomi che avrei potuto restarci con mia moglie». Adesso, proprio la moglie di Diamanti si trova in una clinica, con un'invalidità del 100%. Anche di questo Diamanti, disoccupato, afferma di preoccuparsi, sarebbe già successo infatti che la donna fosse ricoverata per poi tornare a casa, «In quel caso - si domanda il marito - dove andrà?». Ma la versione dei Servizi Sociali è diversa: in clinica la signora Diamanti sarebbe proprio grazie alle loro sollecitazioni, con la speranza che si rimetta per, a quel punto, collocarla in una struttura protetta, lontano dal marito. Salvatore Aggrate, dal canto suo, 20 anni fa sfondò l'appartamento ma in seguito raggiunse un accordo con l'Amministrazione; ancora oggi vive col figlio ventottenne disoccupato, lui muratore senza lavoro, mentre il figlio diciottenne della sorella tornata in Sicilia dorme in una roulotte sotto il caseggiato, nessuno di loro insomma sembra essere in condizione di sistemarsi altrove. «Vogliamo solo delle motivazioni valide del perché siamo gli unici del caseggiato ad essere in questa situazione - affermano i due - ma nessuno ha voluto fornircele e ci hanno sbattuto la porta in faccia». Quando arriverà la polizia per lo sgombero coatto? «Io da qui non me ne vado - dichiara Aggrate - lotto fino all'ultimo». Ma dai servizi sociali la risposta è netta e non si tratterebbe altro che dell'applicazione della legge regionale: «Se hanno avuto lo sgombero senza una nuova collocazione - afferma la dirigente Daniela Tommasini - è perché non avevano diritto all'alloggio. Se si trovano in stato di indigenza possono benissimo rivolgersi a noi e li aiuteremo, appurate le necessità, con borse lavoro o sussidi, come è prassi in questi casi».
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