Il Tirreno

Cave morose per 5 milioni di euro

Cinzia Carpita
Cave morose per 5 milioni di euro

Sindaco: siamo in recupero. E sui ricorsi in tribunale auguro alle aziende una sonora sconfitta

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CARRARA. «Fino al 2007 avevamo circa 10-11 milioni di euro di morosità da riscuotere dagli imprenditori del marmo, oggi siamo alla metà. Le morosità stanno diminuendo utilizzando anche i piani di rateizzazione». Lo dice il sindaco. Ma all'appello nelle casse comunali mancano comunque circa 5 milioni di euro da recurerare. Poi c'è la questione dei ricorsi degli imprenditori contro il contributo regionale, che non è ancora conclusa, anzi. E venerdì prossimo, con queste incognite, e altre, si aprirà il tavolo del marmo per ricominciare la concertazione sulla bozza di accordo proposta dal Comune al settore cave. Un accordo - ha spiegato ieri il sindaco Zubbani alla commissione marmo presieduta da Nicola Marchetti - «sganciato dal bilancio comunale di previsione 2011 (da approvare entro marzo). Non ritocchiamo le tariffe per far quadrare i conti, ma per stimare più correttametne cosa il settore deve dare alla comunità; per ridare un senso al progetto strategico per il settore; per dare risposte alla città che chiede maggiori tutele rispetto all'escavazione che aumenta mentre le ricadute sul territorio sono sempre meno». Il sindaco però non condivide le «critiche radicali» degli ambientalisti sull'escavazione. Insomma, il Comune vuole ripartire dall'accordo del 2009, non firmato da Assindustria, articolando però le tariffe su 4 fasce anziché 3 di tipologie di blocchi (da meno a più pregiati) considerando il valore medio di mercato da cui calcolare il 5% come canone di concessione e il 5% come contributo regionale ambientale. In pratica chiederà agli industriali delle cave importi da un minimo di 5-7 euro a tonnellata, a un massimo di 30-45 euro a tonnellata. In particolare, a parte la novità della fascia super, viene sdoppiata la seconda fascia (marmi bianchi) «che dà una produzione di 700mila tonnellate su un totale di escavato al 31 dicembre 2010, di 980mila tonnellate. E' la più alta produzione dal 2002 che aveva registrato 1.078.000 tonnellate» ha specificato il sindaco.  Il bastone di Zubbani. Zubbani, in commissione, è entrato nel dettaglio della proposta comunale che riguarda anche una condizione per la sigla dell'accordo: le imprese che aderiranno dovranno rinunciare ai ricorsi. Il sindaco lancia un preciso messaggio ad Assindutria: dopo che le sezioni riunite della Cassazione hanno sancito che quello regionale non è un tributo ma un contributo (per cui l'organo giuridico del contenzioso è casomai il giudice ordinario), spiazzando quindi chi aveva presentato alla commissione tributaria i ricorsi (alcune decine), due aziende "apripista" si sono rivolte al tribunale, facendo partire un nuovo contenzioso col Comune: in ballo c'è la richiesta di rimborsi su canoni pagati, complessivamente per oltre un milione e mezzo di euro. «Ci difenderemo anche in tribunale. - ha detto il sindaco - Spero che vista la sentenza della Cassazione, i ricorrenti prendano una sonora sconfitta».  Altra picconata: «Il settore deve fare di più per la trasformazione. Oggi gli imprenditori estraggono più blocchi ma li vendono lontano da qui perché pagati più velocemente. Invece dovrebbero fare un salto di qualità. Mi preoccupa che in 3 anni e mezzo nessun imprenditore di opifici dismessi mi abbia contattato con la volontà di riaprirli; casomai aspettavano il piano regolatore sperando di utilizzare le aree per altre destinazioni. Non hanno voglia di appoggiare il polo tecnologico. Vendere semplicemente il grezzo non è poi una grande opera imprenditoriale».

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