La manifestazione
Vertenza Eaton, il nuovo anno si apre con prospettive buie. «Ma la lotta continua», dicono gli operai
Le ultime speranze delle tute blu
Claudio Figaia
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EATON: una delle ultime assemblee e una manifestazione davanti alla fabbrica Scatta la mobilità: 900 euro al mese. E per molti durerà solo un anno
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MASSA. Ricomincia da 930mila al mese la vita degli operai della Eaton. Ricomincia - meglio continua - con i turni a presidiare i cancelli, con le assemblee e le visite di solidarietà dei politici (ieri mattina è tornato Fabio Evangelisti dell'Idv), con l'attesa di "novità". Inizia, insomma, male il 2011 per i lavoratori della multinazionale Usa. Intanto, c'è la decurtazione dello "stipendio". Fino a ieri, dal 2008 e fino a fine 2010, mettevano insieme 1.200-1300 euro al mese in virtù dell'indennità di Cassa integrazione guadagni più gli incentivi concordati nel 2008 con l'azienda. Tolti tredicesima e straordinari, era più o meno il mensile medio dei lavoratori. Da adesso perecepiranno soltanto l'assegno di mobilità, ossia quel sussidio che lo Stato riconosce ai dipendenti licenziati: 900mila al mese o poco più. E per molti di loro l'assegno arriverà solo per 12 mesi. Poi stop. Niente più busta paga, neanche decurtata. Il meccanismo della mobilità prevede infatti che i lavoratori con meno di 40 anni - e alla Eaton in questa fascia rientrano una novantina di persone - abbiano diritto a un solo anno di indennità. Che sale a due anni per i lavoratori tra i 40 e i 50 anni (circa 130 a Eaton) e a 4 anni per gli over 50 (che sono una settantina). «Un dramma, 12 mesi fanno presto a passare. I mutui da pagare, invece, non passano mai», dice sconsolato uno degli operai che ieri pomeriggio era di turno al presidio della fabbrica». E il problema è che in questi 12 mesi dovrebbe accadere quel che non è successo in due anni. Cioè l'avvio di un progetto di re-industrializzazione con una nuova azienda disposta a investire, assumere, produrre prendendo il posto della multinazionale di Cleveland. Una prospettiva perlomeno incerta. «Noi, intanto, stiamo qui a occupare la fabbrica da cui siamo stati ormai espulsi e non sappiamo più neanche che giorno è: senza turni, senza lavoro, per noi è tutto piatto, tutto uguale», commenta Luca Cuoghi, un altro dei lavoratori del presidio. «Vogliono prenderci per sfinimento», dicono i lavoratori. Ma la lotta non si ferma. «Dovranno mandare i marines per toglierci da qui», aveva detto giorni fa Giovacchino Pitanti, delegato Rsu della ex fabbrica. Più che lotta, però, è attesa. Le speranze sono adesso legate da una parte all'esito della offensiva legale lanciata dagli avvocati di Cgil, Cisl e Uil per ottenere dal tribunale l'annullamento dei licenziamenti; dall'altra a una possibile apertura di Eaton alla cessione dell'area al Comune. Il sindaco Pucci ha messo sul piatto 9 milioni di euro per acquisire lo stabilimento, chiedendo in cambio la proroga della cassa integrazione. Gli emissari della multinazionale hanno risposto no: niente cassa, ma la proposta di acquisto non l'hanno cestinata. E con la fabbrica nelle mani del "pubblico" la partita re-industrializzazione potrebbe ripartire. E poi, si spera in un'azione del governo per avere una proroga della mobilità che dia ossigeno ai lavoratori. Comunque, sarà un anno durissimo.
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