Il Tirreno

«Pasti immangiabili in corsia»

La sede dell’Asl e una corsia d’ospedale
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La sede dell’Asl e una corsia d’ospedale

Minestra scotta e mozzarella a pranzo e a cena

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 MASSA CARRARA. «Ma non è che tutti quei milioni di debiti ce li vogliono far pagare a noi ammalati? Non vogliamo essere trattati in questo modo: il cibo dell'ospedale è diventato immangiabile».  Il grido d'allarme arriva da Enrica, ricoverata nel reparto di Medicina dell'ospedale. La telefonata con cui ha fatto le sue rimostranze, è il segnale eclatante di una sanità sempre più allo sbaraglio, dove nulla sembra funzionare più. Neppure i pasti. Neppure il cambio della biancheria.  E così da una parte il dibattito «politico» che si accenderà nella conferenza dei sindaci convocata per domani.  Dall'altra il dissesto finanziario, con un buco da 260 milioni e una grande incertezza - almeno secondo quanto lamentano i sindacati - per il futuro di servizi e posti di lavoro: le assunzioni degli operatori socio sanitari, tanto per parlare di un'emergenza, non sono state ancora ultimate, e per i confederali urge l'assunzione di almeno 50 operatori dalla graduatori aperta. Per far funzionare a dovere la «macchina» della sanità.  Nel mezzo tutta una serie di disservizi, quelli che sembra proprio stiano già pagando sulla propria pelle i cittadini.  Dalle lenzuola sporche, e non cmabiate, alle neo mamme dell'Opa, fino alla segnalazione sui pasti «immangiabili» in ospedale.  «È una situazione sempre più difficile - sostiene Enrica - vengono a chiderci cosa vogliamo da mangiare, e poi ci portano quello che decidono loro. E che roba! L'altro giorno mozzarella a pranzo e a cena, con due patate bollite. Ieri una mezza tazza di fusilli annegati nell'acqua e nell'olio: ma mica siamo bestie!»  La signora Enrica è disperata. E lei, che l'ospedale lo frequenta da parecchio a causa di un disturbo che la porta a ricoveri assai frequenti, non ha dubbi: «Io una situazione così non l'ho mai vista prima - dichiara convinta - Prima in ospedale il cibo era più che decorso. Adesso non ci somiglia nemmeno lontanamente: noi malati ci sentiamo presi in giro. Mi hanno detto che l'Asl è carica di debiti. Ma non è mica che devonbo rifarsela sulla pelle degli ammalati». A.V.

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