Il Tirreno

Marmi meno pregiati, vendita a rischio

Cinzia Carpita
Marmi meno pregiati, vendita a rischio

Borghini: se il Comune vuole 45 euro a tonnellata sui "super", conviene lasciare gli altri in cava

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CARRARA. Il Comune vuole 45 euro a tonnellata sul marmo più pregiato estratto alle cave? Secondo Paolo Borghini del gruppo lapidei dell'Associazione industriali, il rischio è che le cave che finirebbero nella quarta fascia super, siccome non hanno solo statuario e calacata ma anche marmi meno pregisti, lascerebbero al monte i prodotti di minor qualità: «Non sarebbe più conveniente portarli giù. Ci si concentrerebbe solo sulla vendita dei pregiati, valorizzandoli per poi riuscire a pagare quanto vuole il Comune». Si profila uno scenario caotico. I marmi meno pregiati subiranno una minore commercializzazione, con conseguenze sull'economia lapidea apuana? Borghini non fa previsioni ma imposta come problema il fatto che il Comune chieda più soldi agli industriali facendo leva sulle tipologie di marmi di maggiore qualità. Anche se i ritocchi al rialzo vengono proposti dell'ente locale su tutte le fasce. Borghini fa un esempio: «Nelle mie cave c'è il calacata, ma anche il bardiglio e il venato: vista la proposta tariffaria del Comune, la seconda e terza tipologia meno pregiate, le lascerei dove sono. Se una cava vende dieci o venti blocchi super a 2.000 euro a tonnellata, e il resto più "scadente" a 100 euro, la media non permette di pagare al Comune una tariffa di 30 o 45 euro tonnellata». Secondo Borghini l'argomento scotta, «c'è la volontà di trovare un accordo. Però vorrei capire perché devono essere cambiate le cose ogni volta che lo vuole l'ente locale. Anche la questione del valore di mercato: c'è un regolamento comunale. Se il socio esperto (sono quasi tutti così alle cave) dà il 60-70% del prodotto a chi lo paga il prezzo di costo più il 20%, quello per me è il prezzo di mercato. Cos'altro vuole l'amministrazione? Si può stiracchiare la coperta già corta? La maggior parte delle aziende, anche quelle del calacata e dello statuario, non possono sopportare certi estremi».  Borghini analisa anche la situazione del mamro bianco: «Ci sono blocchi bellissimi che compensano economicamente quelli meno belli. Quindi il valore medio va trattato a tavolino, su cifre che possano andare bene sia al Comune che alle aziende. Altro che imprese che scoppiano di salute... su Massa io ci ho lasciato 240mila euro (di marmo che doveva essere trasformato), perché alcuni laboratori sono arrivati al collasso. E poi si parla tanto di lavorazioni al piano.... tutto il materiale rotto non sappiamo più dove venderelo, e ciò abbassa le medie di mercato. I blocchi pregiati, alle cave di Carrara non superano il 5% della produzione».  Andrea Balestri, direttore di Assindustria dice che nella prossima settimana si riuniranno le aziende per valutare la bozza di accordo inviata dal Comune alle associazioni di categoria. «La partita è complessa. Speriamo che ci sia flessibilità». Il Comune, condiziona al proprio gradimento la scelta da parte dei concessionari di cava, di eventuali soggetti terzi delegati al pagamento delle scaglie che asportano: «Bisogna vedere se in questa triangolazione le aziende si sentiranno tutelate. - commenta Balestri - In molte cave i sassi derivanti dall'escavazione e che devono essere smaltiti, non sono mai stati considerati una risorsa». «Ma secondo me nel confronto con il Comune la cosa più complicata sarà la rinuncia ai ricorsi, che si trascinano dalla tassa marmi. Questo sarà uno dei temi da valutare attentamente».  E sull'aumento delle tariffe? «Sarà importante la discussione al nostro interno, ci sono aziende che possono avere interessi diversi. Il documento del Comune - conclude Balestri - lascia aperte molte domande, come quella sulla tassazione in base al valore di mercato: se questo cambia in continuazione, muteranno in continuazione anche le tariffe?».

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