Gioco
Il re degli spedizionieri fa ricorso, assistito da Andreani
La guerra dell'Ici fra Porto Spa e Comune: contestati 25mila euro
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La sede della Porto Spa 3 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI CARRARA. Ici della discordia fra il colosso di Enrico Bogazzi, la Porto Spa (la società di gestione dello scalo cittadino) e il Comune di Carrara: la sfida sarà davanti alla Commissione tributaria provinciale; qui la Porto cercherà di respingere le richieste di maggiorazione chieste da palazzo civico in merito ad uno stabile di via Savonarola, riferite all'imposta comunale sugli immobili per gli anni 2003, 2004, 2005 e 2006. Un conto da quasi 25mila euro. Come sempre, il re degli spedizionieri si è affidato allo studio del dottor Giulio Andreani: il tributarista firma il ricorso insieme all'avvocato Marco Daini. Innanzitutto, nel loro ricorso, Andreani e Daini osservano che l'avviso di accertamento, notificato nel 2008 (per il 2003) era emesso nei confronti della "Compagnia lavoratori portuali". Si fa notare che ormai la Compagnia Clp è stata cancellata dal registro delle imprese. Il Comune ritiene che vi sia una differenza di imposta Ici di poco meno di 6mila euro, e altrettanti ne chiede di sanzione per la presunta omessa presentazione della denuncia; in più, 788,33 euro di mora. Euro più euro meno, 12mila 780 per il solo 2003. In circa venti pagine di ricorso, i professionisti incaricati dalla Porto Spa spiegano che le pretese del Comune sarebbero illegittime e infondate. Innanzitutto, come accennato, perché la contestazione è indirizzata alla Clp e non alla Porto. Ma non solo: vi è un problema di tempistica. Per la normativa vigente fino al 2007, vi erano tre anni di tempo per contestare l'Ici del 2003. Insomma, il 2008 era fuori tempo massimo. Non è finita: Andreani e Daini osservano anche che l'avviso di accertamento è «privo di un'idonea motivazione», in particolare «nulla viene indicato quanto alle ragioni e-o elementi che sottostanno al valore attribuito alle unità immobiliari di proprietà» della Porto. Altro punto: viene contestata la rendita catastale attribuita all'immobile finito nel mirino, "del tutto incongrua - si afferma - rispetto al valore venale del bene". Vi sono anche altri aspetti curiosi: in sostanza, il Comune per contestare la maggiore rendita catastale presunta prende a riferimento una comunicazione dell'Agenzia delle entrate del 95, che però risulta inviata al precedente proprietario, cioè Angelo Carlotto, e non alla Clp. Anche la notifica quindi sarebbe inefficace. In conclusione: oggi il Comune, mettendo insieme le omesse denunce di presentazione della denuncia ai fini Ici relative a quattro periodi di imposta: 2003, 2004, 2005, 2006. Per ciascuna, attribuisce una sanzione: circa seimila euro per i primi due anni, 6.532 per i successivi due. Ma anche questo, secondo i ricorrenti, è un meccanismo errato. Al massimo, secondo Andreani e Daini, il Comune potrebbe aver diritto alla sanzione più grave (6.432 euro) aumentata della metà (3.216 euro), per un totale di 9.648 euro; e non ai 24.809 che oggi chiede. Ma in via principale, la Porto Spa ritiene che nulla è dovuto al Comune per quei quattro anni di imposta. Di ben diverso avviso il Comune, che infatti, in giunta, ha dato mandato al dirigente del settore fiscalità locale, Guirardo Vitale, di costituirsi in giudizio - a nome del Comune, ovviamente - davanti alla commissione tributaria, «ritenendo infondate in fatto e in diritto le censure sollevate dalla ricorrente». Insomma, la parola alla commissione tributaria. M.B.
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