Il Tirreno

Sos al vescovo per salvare la maternità

La maternità di Pontremoli
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La maternità di Pontremoli

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Come ormai da tradizione, nella la cappella dell'ospedale Sant'Antonio Abate si è tenuta la Messa per i 204 bambini che sono nati nel reparto maternità nell'anno appena concluso. La funzione, che ha registrato una notevole presenza di bambini e genitori, è stata officiata, in via del tutto eccezionale, dal vescovo, monsignor Giovanni Santucci, alla presenza del sindaco Franco Gussoni, del vice sindaco Marco Madoni e del primo cittadino di Villafranca, Pietro Cerruti.

La dottoressa Maria Paola Mori ha consegnato al vescovo, a nome del personale della ginecologia-ostetricia, un ricordo dell'evento ringraziandolo della sua presenza e ricordandogli il problema dell'imminente rischio di chiusura che il reparto lunigianese corre, visto che lunedì prossimo si terrà la Conferenza dei sindaci dove verranno decise le sorti del punto nascita.  Assieme al dono, la dottoressa Mori ha consegnato al vescovo una lettera di riflessione alla comunità cristiana sottoscritta dagli operatori del punto nascita lunigianese che si riconoscono nel messaggio della Chiesa e in particolare nei principi che da sempre essa professa di sostegno alla vita e tutela della maternità. Tutti i ginecologi e le ostetriche del reparto del Sant'Antonio Abate sono, infatti, obiettori di coscienza.  Il vescovo ha quindi risposto all'appello con parole di sostegno, vicinanza e incoraggiamento per gli operatori del punto nascita e per le famiglie, perché non perdano la speranza in una futura possibilità di sopravvivenza del servizio. Alla Messa è seguito un breve momento conviviale dove il personale del reparto ha letto una lettera scritta in ricordo dell'impegno della compianta Paola Fanti, responsabile del Comitato pro ospedale, a un anno circa dalla sua tragica scomparsa avvenuta il 24 dicembre del 2009. La lettera degli operatori del reparto maternità riportava le seguenti parole: «Cara Paola, in questo anno ci sei mancata quanto nemmeno noi potevamo immaginare. Senza di te tutto è stato più duro e difficile ma ci siamo fatti coraggio per non disperdere il tuo lavoro di anni, sicuri che ci sei ancora vicina. Sentiamo ancora tutto il tuo amore, lo vediamo ogni giorno nelle cose che, tu e tanta gente tramite te, ci ha donato.

Questi oggetti regalatici semplicemente per aiutarci a migliorare la qualità del nostro lavoro, ora, che siamo sottoposti a continue e infondate denigrazioni, ci sono di conforto perché rappresentano l'affetto di chi come te ci ha veramente apprezzato per il lavoro che abbiamo svolto e quindi sostenuto. Per questo dobbiamo fare tutto il possibile e non perdere la speranza di un futuro dignitoso per il servizio che svolgiamo. Da parte nostra quindi un "grazie Paola" non ti dimenticheremo».

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