Sicurezza
«L'ira dopo la scoperta dell'amante»
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Carabinieri accusati da un marocchino L'avvocato dell'uomo che accusa i carabinieri di averlo picchiato spiega cosa è successo: frasi razziste contro di lui, vogliamo giustizia
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MASSA. Parla il marocchino che ha accusato i carabinieri di averlo picchiato in caserma. L'uomo vuole chiarire soprattutto alcuni aspetti della vicenda che lo hanno visto prima passare un paio di giorni in cella di sicurezza e poi subire un processo che per ora gli ha procurato un divieto di dimora nel comune di Massa. A tutelare il nordafricano è l'avvocato Valter Mattarocci, che scrive alla nostra redazione per dire come sono andate le cose: «Il mio assistito è sposato con una donna italiana e ha una figlia. Dopo essere stato per quasi un anno in Francia a lavorare per mantenere la famiglia torna e scopre che la moglie ha una relazione con un amico del fratello. Da qui è nato un comprensibile stato di irritazione del mio assistito ma al fine di evitare problemi ha chiamato i carabinieri». E qui cominciano i guai, secondo Mattarocci: «I militari appena arrivati hanno sposato subito la tesi dell'amante italiano circa il presunto furto di due cellulari prelevati dal mio cliente per avere le prove dell'adulterio, tra l'altro neppure negato. Nonostante la circostanza strana che un ladro chiami i carabinieri, questi hanno portato il mio cliente, in regola con il permesso di soggiorno, in caserma. Il mio assistito è stato arrestato domenica 2 gennaio alle 21 ma non gli viene permesso di chiamare il suo avvocato. Ho saputo di essere stato nominato per il processo per direttissima solo alle 14 del 3 gennaio. Vorrei chiarire che il mio cliente non è imputato per molestie alla ex moglie in quanto non è separato, ma per resistenza a ben cinque pubblici ufficiali e lesioni a uno di questi. Infatti secondo l'Arma all'interno della caserma si è opposto ai cinque carabinieri. Non solo: ha minacciato un sottufficiale con una sedia e colpito un militare con un calcio ad un ginocchio. Lui dice di essere stato sempre ammanettato (in realtà aveva segni vistosi dì manette ai polsi) e di non aver assolutamente colpito nessuno ma anzi di essere stato picchiato e insultato con epiteti razzisti. Ha compiuto gesti autolesionisti a seguito, a suo dire, di gesti lesionisti. Conferma le percosse ricevute e gli insulti razzisti anche davanti al giudice». L'arresto è stato convalidato e il nordafricano è stato subito rimesso in libertà, con divieto di dimora nei Comune di Massa. «Il processo accerterà la verità dei fatti», conclude il legale.
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