La manifestazione
All'asta l'area della Tirrena
Gabriele Dini
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Il capannone della Tirrena Macchine3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Va all'asta il capannone della Tirrena nell'area ex-Dalmine. Subito i sindacati chiedono all'eventuale compratore di reintegrare i 30 operai in cassa integrazione della ditta fallita. Intanto spunta un'azienda massese interessata all'acquisto.
L'area ex-Dalmine di nuovo sotto i riflettori. A riaccendere le luci sulla reindustrializzazione delle fabbriche dismesse dal colosso che dava lavoro a 1150 persone, una delle storie più dolorose di sempre per l'economia locale, l'annuncio di una vendita giudiziaria con scadenza piuttosto ravvicinata per la presentazione delle offerte: il 5 febbraio. Il capannone e il terreno adiacente messi in vendita dal Tribunale di Massa si estendono per circa 4600 metri quadri. La base d'asta è stata fissata a 5.750.000 euro. Ad occuparsi della vendita saranno il giudice Giovanni Sgambati e il curatore fallimentare della Tirrena Macchine Maurizio Tonini. Ma i documenti legali non possono rendere il dramma che si lega a quei capannoni, dove tanti lavoratori hanno visto sfumare il sogno di ricostruirsi un futuro dopo la chiusura della Dalmine. A ricordare il valore, anche simbolico, di quell'area per la battaglia sull'occupazione intervengono immediatamente i sindacati. «Noi ribadiamo ancora una volta - spiega Alessio Castelli, segretario provinciale della Fiom - che il destino di quei capannoni è indissolubile da quello dei lavoratori in cassa integrazione da due anni». La Fiom ha sempre detto di non voler transigere sul destino di quelle persone illuse dall'arrivo della Tirrena Macchine e poi della Redcom. «Ci sono persone - conclude Castelli - che sono in cassa integrazione da 5-6 anni. A questa gente va data di nuovo una sicurezza». dello stesso parere anche l'assessore alle Politiche del Lavoro raffaele parrini. «Anche noi - fa sapere Parrini - abbiamo sembre fissato un punto preciso: la vendita deve essere legata alla rioccupazione dei dipendenti Redcom e Tirrena». Certo di questa cosa non si parla nei documenti legali che trattano della vendita giudiziaria.
«Questo è normale - continua Parrini - quella che è in corso è una normale procedura di curatela. Sono le aziende interessate che devono capire l'importanza della riassunzione delle maestranze». Intanto voci insistenti parlano di un'azienda massese interessata all'acquisto dell'area e pronta a esborsare i quasi 6 milioni di euro richiesti. Fonti autorevoli indicano il nome del titolare della Fermet Alberto Ricciardi. Il diretto interessato, contattato telefonicamente, in un primo tempo smentisce. Poi fa trapelare un possibile interesse. «Se l'area viene messa all'asta - afferma Ricciardi - siamo pronti a valutare la possibilità di parteciparvi». Quello che tutti sperano è che non si ripeta quello che è accaduto in passato: molti dei progetti di reindustrializzazione dell'area ex-Dalmine si sono rivelati bolle di sapone e hanno portato a un grande spreco di denaro. E gli unici a farsi male sono stati gli operai passati da una ditta all'altra - è il caso dei fallimenti di Tirrena e Redcom - come pacchi e poi rimasti senza lavoro.
L'area ex-Dalmine di nuovo sotto i riflettori. A riaccendere le luci sulla reindustrializzazione delle fabbriche dismesse dal colosso che dava lavoro a 1150 persone, una delle storie più dolorose di sempre per l'economia locale, l'annuncio di una vendita giudiziaria con scadenza piuttosto ravvicinata per la presentazione delle offerte: il 5 febbraio. Il capannone e il terreno adiacente messi in vendita dal Tribunale di Massa si estendono per circa 4600 metri quadri. La base d'asta è stata fissata a 5.750.000 euro. Ad occuparsi della vendita saranno il giudice Giovanni Sgambati e il curatore fallimentare della Tirrena Macchine Maurizio Tonini. Ma i documenti legali non possono rendere il dramma che si lega a quei capannoni, dove tanti lavoratori hanno visto sfumare il sogno di ricostruirsi un futuro dopo la chiusura della Dalmine. A ricordare il valore, anche simbolico, di quell'area per la battaglia sull'occupazione intervengono immediatamente i sindacati. «Noi ribadiamo ancora una volta - spiega Alessio Castelli, segretario provinciale della Fiom - che il destino di quei capannoni è indissolubile da quello dei lavoratori in cassa integrazione da due anni». La Fiom ha sempre detto di non voler transigere sul destino di quelle persone illuse dall'arrivo della Tirrena Macchine e poi della Redcom. «Ci sono persone - conclude Castelli - che sono in cassa integrazione da 5-6 anni. A questa gente va data di nuovo una sicurezza». dello stesso parere anche l'assessore alle Politiche del Lavoro raffaele parrini. «Anche noi - fa sapere Parrini - abbiamo sembre fissato un punto preciso: la vendita deve essere legata alla rioccupazione dei dipendenti Redcom e Tirrena». Certo di questa cosa non si parla nei documenti legali che trattano della vendita giudiziaria.
«Questo è normale - continua Parrini - quella che è in corso è una normale procedura di curatela. Sono le aziende interessate che devono capire l'importanza della riassunzione delle maestranze». Intanto voci insistenti parlano di un'azienda massese interessata all'acquisto dell'area e pronta a esborsare i quasi 6 milioni di euro richiesti. Fonti autorevoli indicano il nome del titolare della Fermet Alberto Ricciardi. Il diretto interessato, contattato telefonicamente, in un primo tempo smentisce. Poi fa trapelare un possibile interesse. «Se l'area viene messa all'asta - afferma Ricciardi - siamo pronti a valutare la possibilità di parteciparvi». Quello che tutti sperano è che non si ripeta quello che è accaduto in passato: molti dei progetti di reindustrializzazione dell'area ex-Dalmine si sono rivelati bolle di sapone e hanno portato a un grande spreco di denaro. E gli unici a farsi male sono stati gli operai passati da una ditta all'altra - è il caso dei fallimenti di Tirrena e Redcom - come pacchi e poi rimasti senza lavoro.
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