Il Tirreno

Tassa di soggiorno? Non serve

Gabriele Dini
Un’immagine di Marina di Massa
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Un’immagine di Marina di Massa

Gli albergatori: «Ok se i soldi restano agli imprenditori»

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MASSA. Il piatto del turismo piange. E comuni e province, a causa delle difficoltà economiche, non possono contribuire organizzando eventi per rilanciare il settore. In questi giorni Roma ha reintrodotto la tassa di soggiorno facendo pagare da 1 a 3 euro per ogni turista. E a Massa una soluzione del genere sarebbe applicabile? Per gli albergatri si potrebbe anche fare: ma a gestire quei soldi non dovrebbe essere la politica. A Roma la tassa di soggiorno (ma in realtà andrebbe chiamata tassa di scopo) è tornata ad essere realtà dal primo gennaio: tutti i turisti dovranno pagare da 1 a 3 euro per notte, a seconda della classe dell'hotel. Il "balzello" verrà applicato anche in bed and breakfast e campeggi. Il sindaco Gianni Alemanno assicura che userà questi soldi per promuovere la città. L'idea è piaciuta anche al primo cittadino di Firenze Matteo Renzi che vorrebbe applicarla nella sua città.  Ma questa idea non accende gli entusiasmi degli imprenditori turistici in terra apuana, anche se molti riconoscono che potrebbe essere utile a determinate condizioni.  «In questo momento la tassa non può essere applicata a Massa e Carrara - spiega il presidente degli albergatori Claudio Lotto - ma potrebbe essere anche un'idea da prendere in considerazione se i soldi raccolti fossero amministrati dagli stessi imprenditori. Se cadessero in mano alla politica sarebbe la fine».  Dal punto di vista dell'impatto sulle tasche dei turisti il discorso cambia ancora. «A Roma i prezzi per le strutture alberghiere sono in media più alti rispetto a qui - spiega Lotto - pagare un euro su un conto di 120 euro, come accade nella Capitale per un 3 stelle, ha un impatto diverso rispetto a chi paga 70 euro come da noi».  Poi c'è il problema dei gruppi, soprattutto di stranieri, che aiutano gli alberghi ad andare avanti fuori stagione. «Queste persone - continua Lotto - pagano 20-30 euro ciascuno per stare in mezza pensione. Aggiungerci un euro farebbe grossa differenza per le agenzie».  Anche Umberto Sarto di Confcommercio sarebbe disposto a discutere di una tassa di scopo se i soldi rimanessero agli imprenditori. «Servirebbe una legge regionale per applicarla - spiega - e la pressione fiscale sugli imprenditori è già alta. Al momento è più urgente pensare alla promozione visto che l'Apt chiude».  Decisamente contrario alla tassa di soggiorno, il presidente dell'associazione dei campeggiatori. «Possiamo sopravvivere anche senza imporre tasse ai turisti - spiega Lucetti - piuttosto serve che imprenditori e politici si sforzino di trovare altre risorse economiche. D'altrone roma, con i numeri che ha e la quantità di tesori artistici che possiede, può benissimo far pagare un euro». Contraria anche Francesca Frediani, titolare del campeggio Luna. «Sarebbe meglio incentivare il turismo - spiega - invece di inventare tasse. Per gli eventi? Se non ci sono soldi bisogna trovare sponsor privati come fanno già altrove».  E i politici che ne pensano? A gestire il turismo finora è stata la provincia. Il presidente Osvaldo Angeli vede la tassa come una risorsa che potrebbe essere utile. «Ma serve un intervento a livello nazionale o regionale. I singoli comuni da soli non potrebbero mai apllicare una tassa del genere creando disparità con i territori confinanti».

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