Sicurezza
Cave. Il segretario della Fillea Cgil contro gli industriali: sale la produzione, devono assumere
«Più marmo escavato, ma meno operai e c'è anche il ricatto occupazionale»
Cinzia Carpita
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Roberto Venturini segretario della Fillea Cgil3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «La produzione alle cave è aumentata di oltre il 7% a Carrara nel 2010 rispetto all'anno precedente, ma gli operai sono diminuiti. Vuol dire che per ciascuno di loro il carico di lavoro giornaliero è salito con potenziali rischi per la sicurezza. Ci sono cave che vendono lo statuario a duemila euro alla tonnellata. Quindi certi industriali dovrebbero pensare ad assumere, invece non lo fanno, ma fanno fare gli straordinari ai cavatori, che spesso subiscono il ricatto occupazionale». Il segretario della Fillea Cgil, Roberto Venturini, legge tabulati comunali e della Imm (questi sul distretto lapideo), sfoglia i numeri della produzione di marmo escavato e li compara con quelli dell'occupazione. Dal 2008 al 2010 la forza lavoro nei bacini marmiferi provinciali (la maggior parte delle cave sono a Carrara) è calata di una ventina di unità annualmente, da 880, a 850 a 830 addetti (su circa 1900 compresi qualli del piano). Sembrano poche perdite, ma secondo Venturini il problema è crescente: i pensionati non vengono sostituiti, e l'età media degli addetti all'escvazione supera i 40 anni. Quante ore lavorative fanno? «Non abbiamo dati aggornati al 2010 come sindacato, ma consideriamo che da aprile in poi la piovosità è stata molto alta, superiore a quella del 2009, quindi le gionate lavorative sono diminuite, gli addetti anche, la produzione è salita. Sappiamo che in alcuni siti di escavazione si producono mille tonnellate di escavato l'anno, mentre in altre, a parità di addetti e di mezzi se ne producono il doppio o di più. L'asl fa continui controlli sulla sicurezza, ma i lavoratori accettano gli straordinari (regolarmente segnati in busta paga) per arrotondare lo stipendio medio (anche per avere poi una pensione più dignitosa) che nel settore lapideo monti-piano è di 1.300 euro mensili, alle cave qualcosina di più su 8 ore di lavoro. Spesso c'è il ricatto occupazionale. A volte alle cave lavorano anche quando piove, e in estate la temperatura sale inesorabilmente. Credo che questi problemi - dice Venturini - andranno peggiorando». Il sindacato, a sentire Venturini, non può fare miracoli e per questo anche su altro problema il segretariuo della Fillea lancia la proposta al Comunem finalizzata alla salvaguardia dell'occupazione. «Accade che - ci sono già stati diversi casi - un concessionario ceda la concessione a terzi che però non assorbono i lavoratori che erano con la ditta che aveva la cava. Il nuovo concessionario assume chi vuole. E quelli che restano tagliati fuori devono arrangiarsi a trovare occupazione in qualche altra cava, se ci riescono. Bisognerebbe che il Comune nel regolamento degli agri marmiferi inserisse una clausola per far sì che il passaggio fra un concessionario e l'altro, si porti dietro con un automatismo anche la forza lavoro, come avviene secondo le normative in altri settori (o dovrebbe avvenire), quando c'è la cessione di rami d'azienda. Nel meccanismo attuale delle concessioni nessun sindacato ha voce in capitolo, non veniamo neppure invitati - dice con una punta di polemica - al tavolo comunale del marmo».
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