Il Tirreno

L'omicida forse non era solo

Fabrizio Palagi
Giacomelli a lato Antonio Silvestro
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Giacomelli a lato Antonio Silvestro

Mistero sulle condizioni di salute del reo confesso Antonio Silvestro

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 CASTELNUOVO MAGRA. «Valuteremo attentamente le cartelle sanitarie del mio assistito e, solo a patologia accertata, potrebbe essere avviato l'iter per farlo uscire dalla cella, impugnando la incompatibilità del suo stato fisico con il regime carcerario».  L'avvocato Raimondo Capasso calibra bene le parole, riservandosi, dice, di essere più prodigo di particolari soltanto quando avrà un quadro ben definito della situazione in cui si trova il suo assistito, Antonio Silvestro, reo confesso dell'omicidio del 37enne Andrea Giacomelli e attualmente chiuso nel carcere campano di Poggioreale.  Silvestro, 40 anni, è l'ex marito di Rita Castaldo, la 32enne convivente di Andrea Giacomelli che, assieme a lui, risiedeva da alcuni mesi nella villetta di via Palvotrisia all'esterno della quale Giacò è stato freddato con sette colpi di pistola calibro 7,65.  Sullo stato di salute di Antonio Silvestro sono state fatte più ipotesi nei giorni successivi al tragico agguato in cui Giacò venne ucciso a colpi di pistola. Era trapelato, pur senza conferme ufficiali, che Silvestro fosse alle prese con la fase culminante di una gravissima malattia.  Di certo l'avvocato Capasso intende avere buone carte in mano se e quando chiederà una misura restrittiva meno dura di quella cui è attualmente sottoposto il suo assistito.  Il legale, appartenente al Foro di Napoli, si lascia comunque sfuggire che Antonio Silvestro «è colpito da una malattia di lungo corso» e che, essendo incensurato, potrebbe anche usufruire di benefici in vista del processo che l'attende, durante il quale dovrà rispondere di omicidio e detenzione illegale di arma da fuoco, visto che la pistola in suo possesso (finora non ritrovata) non è stata denunciata alle forze dell'ordine.  Un giallo, dunque, lo stato di salute di Antonio Silvestro, sul quale sono ancora in corso indagini per stabilire eventuali complicità sia nel lungo viaggio tra Afragola (suo paese d'origine della Campania) e la Val di Magra, compiuto andata e ritorno nello spazio di poche ore, che nell'esecuzione materiale dll'omicidio.  In pratica gli inquirenti vogliono capire se l'uomo ha sempre agito da solo, come lui stesso sostiene, oppure se qualcuno lo ha affiancato. Decisivi, a questo punto, saranno gli esiti dell'autopsia e degli esami balistici effettuati per stabilire le traiettorie dei proiettili che hanno ucciso Andrea Giacomelli all'alba del 30 dicembre scorso, mentre il consigliere comunale di Castelnuovo stava uscendo di casa per andare ad aprire il suo bar presso il centro commerciale La Miniera.  Più quesiti ancora aperti, dunque, su un omicidio che a prima vista pareva essere completamente chiarito: Antonio Silvestro era davvero solo quando Giacò è stato crivellato di proiettili? E ancora: il suo stato di salute è veramente così tanto grave?

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