Il Tirreno

Dal sindaco Favini un monito: Castelnuovo è terra pulita che chiede solo giustizia

«La nostra vecchia comunità se ne è andata con lui»

Federico Ricci
«La nostra vecchia comunità se ne è andata con lui»

4 MINUTI DI LETTURA





 CASTELNUOVO MAGRA. Il centro sociale di Molicciara, dove è stata allestita la camera ardente, per tutta la mattinata di ieri è stato un via vai continuo di amici, semplici conoscenti, autorità: l'intera comunità di Castelnuovo si è letteralmente fermata per portare il suo ultimo saluto ad Andrea Giacomelli, il consigliere comunale assassinato all'alba di giovedì scorso.  Un lungo saluto che ha caratterizzato tutta la giornata, proclamata lutto cittadino dal sindaco Marzio Favini.  A fare il picchetto d'onore alla bara dove era appoggiata una spoglia corona voluta dagli amici di Giacò e la maglia di Del Piero con la sciarpa bianconera, si sono succeduti gli amici della Pubblica Assistenza, della Protezione civile, degli Alpini, della società calcistica Colli di Luni, della squadra del Bar Jolly, i vigili urbani, l'amministrazione comunale, quella provinciale (con il presidente Marino Fiasella, il vice presidente Maurizio Giacomelli, il presidente del consiglio provinciale, Giovanni Destri, il consigliere provinciale ed ex consigleire comunale a Castelnuovo Magra, Gianni Neri e per finire i sindaci della Val di Magra, tra cui Massimo Caleo (Sarzana) e Francesco Pietrini (Ortonovo).  In mattinata erano giunti a Molicciara anche il prefetto della Spezia, Giuseppe Forlani, il senatore e attuale presidente dell'Autorità Portuale della Spezia, Lorenzo Forcieri, l'assessore regionale allo sviluppo economico Renzo Guccinelli, l'assessore provinciale Federico Barli e tanti altri amministratori e politici della Provincia della Spezia: difficile non tralasciare qualcuno viste le quasi 5mila persone che hanno accompagnato il feretro di Andrea Giacomelli al vicino cimitero Dell'Angelo sulla via Aurelia.  E mentre si alternavano i picchetti d'onore, molta gente a partire proprio dalle 9,30 del mattino quando la salma è arrivata dall'obitorio dell'ospedale spezzino, ha cominciato ad affollare il centro sociale, distante appena un centinaio di metri dal Bar Jolly.  «La sua migliore qualità era sicuramente l'altruimo - così lo ricordavano un gruppo di amici nel giardino antistante la sala di rappresentanza - aveva sempre una parola per tutti e difficilmente non ti regalava un sorriso. Ecco lo vogliamo ricordare così, col sorriso e con una parola giusta per tutti».  «Che fosse altruista - fa eco un altro amico - lo dimostra il fatto che era nella Pubblica Assitenza, nella Protezione civile, e solo da pochissimo aveva superato anche l'esame da operatore del 118. Non si tirava mai indietro, aveva sempre tempo per gli amici e per il proprio paese».  Tra i presenti, qualcuno ha sussurrato con disappunto che «sia il 30 che il 31 dicembre la lavanderia di proprietà della sorella dello sparatore è rimasta aperta».  Poi attorno alle 14, dopo l'ultimo picchetto d'onore fatto dalle autorità, è iniziata la cerimonia funebre con l'intervento del responsabile dell'istituto Buddista Sokka Gakkai, Francandrea Cricca, che ha letto una lettera in cui si ricordava l'impegno di Andrea nell'organizzare da tempo l'iniziativa "Costruttori di Pace" e lo ha salutato con «Torna presto ti stiamo aspettando».  Poi è stato il turno di Enzo Angelotti, volontario della Pubblica Assistenza, che ha letto il "Saluto del volontario" a cui ha fatto seguito un commosso presidente della Pubblica Assistenza, Edoardo Cioffi, che ne ha ricordato l'umanità, la solidarietà e la passione che Andrea metteva nel suo impegno di milite: «Con lui se ne va via una Castelnuovo vecchia maniera, fatta di altruismo, buon senso e amore per il proprio paese» chiudendo l'intervento con un appello ai giovani di portare avanti il volontariato «per ricordare Andrea perché per lui la Pubblica Assistenza era un credo, era fiero e orgoglioso di portare la divisa».  Marzio Favini, sindaco di Castelnuovo Magra, mai avrebbe pensato di dover fare l'orazione funebre al caro amico Andrea.  Visibilmente emozionato ha voluto però ricordare tutti i passi salienti della loro lunga amicizia, della comune passione politica, dei litigi che erano poi la scusa per ritrovarsi a cena a ridere insieme.  «Non doveva finire così, Giacò - ha ripetuto nel suo discorso interrotto più volte da un pianto che non riusciva a trattenere - i nostri sogni, le nostre passioni, non dovevano finire così. Con te è stata massacrata una comunità, non uccisa una persona. Un intero paese urla la propria rabbia, ma questo è un territorio sano e pulito che chiede giustizia, non vendetta».  Infine il delicato gesto di una bambina che ha posto sulla bara un disegno e due rose. Giacò è stato salutato anche così.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa