Il Tirreno

«L'ha ucciso, merita la stessa fine»

Cinzia Carpita
Rita Castaldo mentre sale sull’auto dei carabinieri e sotto l’ex marito Antonio Silvestro
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Rita Castaldo mentre sale sull’auto dei carabinieri e sotto l’ex marito Antonio Silvestro

La compagna di Giacomelli parla dell'ex marito che ha confessato il delitto

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 CASTELNUOVO. «Ho vissuto un film, e come nei film vorrei che il mio ex marito facesse la stessa fine che ha fatto fare al mio fidanzato». Parole dure, piene di dolore e di rabbia quelle di Rita Castaldo, la trentaduenne mamma di due bimbi, che apre appena la porta di casa, per raccontare il suo stato d'animo, e poi la richiude subito come se volesse lasciare fuori tutto l'orrore che c'è stato a poche decine di metri, nel parcheggio dove il compagno Andrea Giacomelli è stato ucciso con sette colpi di pistola.  Rita Castaldo ha un viso bello, dolce, ma segnato da una disperazione che solo lei può misurare. Un abito da casa, i capelli neri corti che teneva sempre curati e che ora hanno un aspetto dimesso: sono diventati lo specchio della sua profonda tristezza. Come il volto teso e stanco e come gli occhi che chissà quanto hanno pianto da giovedì scorso.  Una donna dignitosa, gentile, che non ha molta voglia, né la forza, di parlare. «Sono 3 anni che non ho contatti con quest'uomo»: così dice del suo ex marito, ora in carcere. «E non mi va di sapere notizie di lui».  Richiude la porte della casetta in via Palvotrisia dove abitava con Andrea Giacomelli da alcuni mesi. Una casa dove non ci sono più i segni festosi del Natale, e dove l'arrivo del nuovo anno è passato inosservato, come se il tempo si fosse fermato per sempre in quei cinquanta metri che dividono l'abitazione dal parcheggio dell'orrore.  Rita Castaldo, il 30 dicembre scorso era uscita come al solito prestissimo attorno alle 5, per andare a fare le pulizia al supermercato Pam, non distante da casa. E quando più tardi i carabinieri si sono recati da lei, sul luogo di lavoro, per informarla con tutta la delicatezza possibile, di quello che era accaduto, il mondo le è crollato addosso. E l'angoscia è aumentata quando, con il passare delle ore, nel pomeriggio in paese è arrivata la notizia che l'ex marito aveva confessato, a molti chilometri di distanza, il delitto. Rita deve essersi sentita schiacciata fra il ricordo dell'uomo che non voleva più (l'ex marito), e il ricordo dell'uomo a cui dopo la separazione si era legata e che le è stato brutalmente tolto: Andrea Giacomelli.  Ieri in via Palvotrisia c'era un grande silenzio, a parte il transito di qualche auto. Ma non solo perché era giorno di festa. Il paese alle falde delle Apuane, è ancora sotto choc. La gente commenta sottovoce, c'è un rispetto assoluto per chi ha subito un lutto così grande.  E non solo in quella strada: anche in via Aglione che dal centro commerciale sfocia sull'Aurelia. Lì c'è la casa dei genitori e della sorella del consigliere comunale, che con un socio gestiva il bar Jolly, proprio presso il centro commerciale La Miniera.  Una grande casa bianca con le persiane blu. Con il verde intorno. Una casa ieri chiusa e silenziosa: «Sono tutti all'obitorio della Spezia», dice una cugina della mamma del barista, che aggiunge di non conoscere bene Rita Castaldo.  Una famiglia unita, quella dei Giacomelli: papà Roberto, mamma Viviana, e Cristina, attaccatissima al fratello. Giovedì scorso se ne stavano tutti e tre ammutoliti e in lacrime a pochi metri dal parcheggio, tenuti con garbo dai carabinieri, lontani dal corpo che giaceva crivellato di colpi di pistola a pochi metri dall'auto a cui l'assassino aveva tagliato le gomme. L'auto con la quale Andrea Giacomelli doveva andare ad aprire il bar (toccava a lui ogni mertedì e giovedì mattina), al quale è stato atteso invano.  Una famiglia a cui ora manca tantissimo e mancherà per sempre quel ragazzone pieno di vita, appassionato di politica (amico fraterno del sindaco Marzio Favini), impegnato nel sociale, per i giovani, volontario della Pubblica assistenza, e amicone di tutti nel bar più frequentato di Castelnuovo Magra. Un bar ora circondato da lumini accesi e tappezzato dentro e fuori di biglietti di addio a Giacò, come tutti affettuosamente lo chiamavano.

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