Attenzione
«Vorrei tenere la mano di Andrea»
Cinzia Carpita
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LA TRAGEDIA. Sotto il lenzuolo il corpo di Andrea Giacomelli ucciso con sette colpi di pistola La sorella guarda il cadavere del fratello, ma non la fanno avvicinare
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CASTELNUOVO. Il paese è sotto choc. «Raccontate che Andrea era benvoluto da tutti, che era impegnato anche come volontario della pubblica assistenza...». La sorella di Andrea Giacomelli, Cristina, piange, seduta su una sedia che qualcuno le ha portato, lungo la via che poco dopo si apre nel parcheggio dove il barista, consigliere comunale di Castelnuovo Magra, pietosamente coperto da un lenzuolo, giace crivellato da sette colpi di pistola calibro 38. A una cinquantina di metri da casa. Colpi che lo hanno raggiunto alle gambe, ai glutei e uno, sparato a bruciapelo, alla testa: il colpo mortale. Che lo ha ucciso in pochi istanti, vicino alla sua auto. Poco prima delle 6 stava andando ad aprire il bar nel centro commerciale vicino, mentre le sua compagna Rita era già al lavoro al supermercato. Il paese è attonico: una vigilia di Capodanno terribile. Su un'altra sedia, vicino alla figlia, c'è la mamma Viviana Paita, abbracciata dal marito Roberto. Due genitori distrutti, senza parole. E attorno a loro un via-vai silenzioso, rispettoso, di paesani, tutti sconvolti. Perché lì, nel paese ligure di 8.300 abitanti, lungo l'Aurelia alle falde delle Apuane, a pochi chilometri da Carrara e dalla Toscana, tutti si conoscono. E "Giacò" come lo chiamavano gli amici, non potrà mai raccontare quegli istanti in cui si è trovato di fronte al killer che lo ha freddato. Via Palvotrisia, è interrotta dai carabinieri che tengono lontana la folla e i familiari, mentre sono in corso le indagini della scientifica. Il recupero dei bossoli, la raccolta di qualsiasi elemento che possa essere di utilità alle indagini. La gente della zona ha sentito dei colpi, si vocifera di sagome viste nell'oscurità, ma senza conferme. «Non sappiamo chi è stato. Non ci fanno avvicinare - dice affranta la sorella della vittima - neanche per prendergli un po' la mano». Vorrebbe essere accanto all'amato fratello, a cui tutti volevano bene. «Ma adesso - dice a un'amica - ci svegliamo tutti», una frase di rifiuto di quanto accaduto. Come fosse un incubo da scacciare. Ma la realtà, tagliente, è in quel piazzale, dove sono rivolti tutti gli occhi dei paesani accorsi, mentre le finestre della case attorno sono chiuse, nessuno si affaccia. Due giovani con le divise sanitarie non hanno potuto andare al lavoro, perché la loro auto è nel parcheggio dove sono in corso gli accertamenti: Michele, infermiere del 118 Versilia e Katia della Misericordia di Viareggio raccontano: «Verso le 6,15 abbiamo visto nel parcheggio i lampeggianti di un'ambulanza e i carabinieri, abbiamo intravisto un corpo steso a terra. Poi sono arrivati i genitori di Giacomella, noi non lo conoscevamo. La mamma urlava».
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