Finanza
Il sospettato e il poliziotto
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La casa dove vivevano Giacomelli e Rita Castaldo Antonio era in classe con il capo della Mobile
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MASSA. L'uomo della giustizia e il sospettato di omicidio. Persone distanti anni luce. Oggi. Perché Dulvi Corcione, capo della Squadra mobile e Antonio Silvestro, su cui si concentrano le indagini degli inquirenti, si conoscono. E sono stati davvero vicino, tanto quanto soltanto i compagni di banco possono esserlo. «Siamo dello stesso paese, Afragola - racconta Corcione - e siamo stati in classe insieme alle scuole medie. Mi ricordo bene di lui, aveva un gemello». E parlando Antonio il capo della mobile, l'uomo cui la Procura di Massa si affida per indagini importanti, non può che usare buone parole. «In classe era un ragazzo educato e rispettoso, la sua è una famiglia onesta, brave persone. Purtroppo sfortunate». E si rifersice alla morte del gemello di Antonio, dieci anni fa. «Conoscevo bene anche lui, se n'è andato in un incidente stradale, a bordo di una motocicletta». Su quanto accaduto Corcione preferisce non esporsi:«Si stanno facendo indagini, gli inquirenti sono al alvoro, non tocca a me pronunciarmi. Posso soltanto ricordare Antonio, come l'ho conosciuto: un ragazzo educato, dignitoso e molto orgoglioso. L'ho incontrato parecchi anni dopo, a Massa. Quasi non lo riconoscevo, da ragazzino era esile. L'ho visto, era un uomo forte e robusto». Qualsiasi cosa sia accaduta ieri, rimane il ricordo di un adolescente minuto, educato, con amici e insegnanti e rispettoso. C.S.
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