Il Tirreno

I vicini raccontano il rapporto con l’ex marito, l’amore per i figli e il lavoro

Il silenzio e le lacrime di Rita «La sua vita sarà davvero dura»

Chiara Sillicani
Il silenzio e le lacrime di Rita «La sua vita sarà davvero dura»

4 MINUTI DI LETTURA





 CASTELNUOVO MAGRA. Lo sguardo basso, gli occhi gonfi di lacrime, l'abbigliamento di chi si è svegliato presto, si è messo addosso qualcosa di pesante ed è corso al lavoro. Rita Castaldo ha solo 32 anni, due figli e una vita dura.  La sveglia per lei suona all'alba: quando accompagna i bambini a scuola, alle 8 e mezza, ha già sulle spalle ore di lavoro.  Entra alla Pam, a Caniparola, poco dopo le cinque: fa le pulizie per conto di una cooperativa. Poi la corsa a casa per accompagnare tra i banchi i due figlioletti (un maschietto e una femminuccia).  È mezzogiorno, la porta si apre, il vento per un attimo muove la coccarda natalizia appesa al vetro, ricordo di una vita normale. Rita esce, attraversa il piccolo cortile, un carabiniere l'aiuta: sale in auto e si "nasconde" nella grande sciarpa di lana. Neanche una parola, lei che - racconta chi la conosce - è una ragazza socievole, allegra, che ama la compagnia e le chiacchierate.  In via Salicello, poco distante dal luogo dell'omocidio, dove ha vissuto per anni con l'ex marito, prima di trasferirsi in via Palvotrisia, con Andrea Giacomelli, ricordano in molti quella ragazza dai capelli corti, madre di due figli. E tutti la descrivono come una persona tranquilla che si prendeva cura dei suoi bambini. Qualcuno non se la sente di raccontare: la notizia della morte di Andrea ha lasciato senza parole un intero paese.  Le porte della palazzina in cui Rita ha vissuto, prima di trasferirsi in via Palvostrisia, rimangono socchiuse. Dietro, volti esterefatti. Qualcuno conosce bene anche Andrea, lo ha visto crescere e non riesce a contenere le lacrime.  Poche parole: «Sì, una famiglia del sud abitava da queste parti, ma adesso non vivono più qui». Poi l'unica precisazione: «Si sono separati». E tutti raccontano di appartamenti vicini, in cui, però, ciascuno vive la propria esistenza in riservatezza. È un coro: «La vedevo, ma che vuole? Ciascuno fa la sua vita».  Rita in via Salicello ha vissuto anche dopo la separazione, per circa un anno. Finchè si è trasferita poco lontano, in via Palvotrisia dove conviveva con Andrea Giacomelli.  Ma c'è chi ha voglia di raccontare, chi la porta di casa la apre. E descrive Rita con un aggettivo: tranquilla. «La conosco bene - confida un vicino - e più volte ho chiacchierato con lei. Si è trasferita da Afragola con il marito, hanno vissuto a Massa per quattro anni, poi si sono spostati da queste parti».  E spiega anche il perché di quella decisione: la sorella del marito ha aperto una lavanderia e Rita ha accettato di lavorare per lei. Antonio (il marito), invece, lavorava a Querceta: ogni giorno saliva in macchina e andava al lavoro in Versilia. Fino alla separazione: Rita lascia la lavanderia e cerca lavoro, lo trova alla Pam. «Quello che colpiva di lei - il vicino si lascia andare alle confidenze - era l'allegria. Rita è una persona simpatica, spigliata, fresca e una grande lavoratrice. È disponibile e sempre con il sorriso, piace alla genete e alle persone anziane. In lavanderia aveva sempre una buona parola per tutti». Poi un pensiero per i suoi due bambini (avuti con Antonio): «Due bimbi d'oro, davvero splendidi».  Ma chi Rita la conosce assicura che dietro la sua allegria si nascondevano parecchi problemi: ad una persona amica lei avrebbe confidato di non aver mai avuto una vita facile. La relazione con il marito sarebbe stata difficile, fatta di incomprensioni e momenti duri.  E qualcuno - chiedendo garanzie sull'anonimato - racconta di un marito violento. «In lavanderia, quando ancora stavano insieme - riferisce un conoscente - lui ha alzato le mani. Le ha dato uno schiaffo fortissimo, davanti a diverse persone. Non soltanto un'umiliazione perché Rita è stata costretta ad andare in ospedale. Ha avuto problemi ad una mandibola e la prognosi è stata di 40 giorni». Poi, la separazione. «Ha continuato ad abitare qui, in via Salicello, da sola» - raccontano alcuni vicini.  Quindi, è arrivato Andrea, un ragazzo «allegro, compagnone, solare, che per un amico si sarebbe fatto in quattro.  Bastava che comiciasse a ridere e tutti gli andavano dietro, la sua era davvero una risata contagiosa. Insieme sembravano felici».  Una felicità che ha le sembianze di una casetta, come tante, con la coccarda di Natale alla porta e le luci alle ringhiere. Una felicità tradita e violata da 7 colpi di poistola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini