Sicurezza
Paese invaso dai fanghi di cava
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«Miseglia invasa dai fanghi di cava: fino a quando?», si chiede Legambiente in un articolato documento-dossier (arricchito da molte foto). E aggiunge: «Il 7 dicembre un fiume di fango proveniente dalle cave di Calocalara è sceso lungo il ravaneto e, sfuggendo alla vasca di sedimentazione, si è riversato su via Miseglia superiore (resa inagibile per i detriti depositati sull'asfalto), precipitando poi sulla ripida via Fantiscritti che lambisce il santuario del Crocefisso: un vero fiume di fango che, superate le soglie, è penetrato anche nelle case».
Nella sua nota, Legambiente aggiunge: «Il Comune, subito intervenuto per riattivare il transito su via Miseglia superiore, ha rassicurato: niente paura, la situazione è ben conosciuta, il ravaneto è stabile, sono solo le terre di cava, trascinate in paese perché le cave - nonostante la prescrizione dell'Asl e i ripetuti solleciti del Comune - non hanno ancora realizzato i canali di scolo delle acque piovane. Il monitoraggio è continuo e si provvederà ad una nuova ingiunzione alle cave; perciò tranquilli, è tutto sotto controllo». Osserva Legambiente: «A Miseglia i fanghi sono un fenomeno ricorrente. In effetti la situazione è ben nota, visto che da anni il fenomeno si ripete ad ogni pioggia intensa: le cave smaltiscono abusivamente al monte le terre, anziché portare in discarica, tanto poi le provvidenziali piogge provvedono a trasportarle gratuitamente a valle. Anche il fango che si deposita sulle strade non è un problema, tanto poi le centinaia di camion quotidiani provvedono gratuitamente a disperderlo nell'aria e a trasportarlo in città». Legambiente non ha dubbi: «Il fenomeno è frutto della tolleranza del Comune. Le rassicurazioni del Comune non sorprendono, visto che ha ampiamente dimostrato di non essere propenso, non si pretende all'autodenuncia, ma nemmeno all'autocritica. I dati ufficiali fornitici dal Comune dimostrano che negli ultimi 5 anni le terre smaltite abusivamente al monte sono aumentate di oltre un milione di tonnellate. L'abuso è palese, visto che le ingenti quantità di terre nelle cave e sulle scarpate delle vie d'arroccamento sono visibili anche da grande distanza. Tuttavia, per questa fattispecie di violazione del piano d'escavazione e del Decreto legislativo 152/2006, il Comune è molto comprensivo: pur riconoscendo che lo smaltimento delle terre è un obbligo la cui inottemperanza prevede la revoca dell'autorizzazione, non provvede nemmeno ad intimare alle cave l'asportazione delle terre.
C'è forse da stupirsi se, vista l'impunità garantita, lo smaltimento abusivo di terre al monte aumenti di anno in anno?». Rispetto al 2005, di 480.772 tonnellate nel 2009. Legambiente suggerisce tutta una serie di soluzioni e per il ravaneto di Miseglia «non più utilizzato come via d'arroccamento, il Comune deve prescriverne lo smantellamento, in modo da rimuovere alla radice sia il trascinamento a valle di terre e detriti sia, soprattutto, il rischio di frana».
Nella sua nota, Legambiente aggiunge: «Il Comune, subito intervenuto per riattivare il transito su via Miseglia superiore, ha rassicurato: niente paura, la situazione è ben conosciuta, il ravaneto è stabile, sono solo le terre di cava, trascinate in paese perché le cave - nonostante la prescrizione dell'Asl e i ripetuti solleciti del Comune - non hanno ancora realizzato i canali di scolo delle acque piovane. Il monitoraggio è continuo e si provvederà ad una nuova ingiunzione alle cave; perciò tranquilli, è tutto sotto controllo». Osserva Legambiente: «A Miseglia i fanghi sono un fenomeno ricorrente. In effetti la situazione è ben nota, visto che da anni il fenomeno si ripete ad ogni pioggia intensa: le cave smaltiscono abusivamente al monte le terre, anziché portare in discarica, tanto poi le provvidenziali piogge provvedono a trasportarle gratuitamente a valle. Anche il fango che si deposita sulle strade non è un problema, tanto poi le centinaia di camion quotidiani provvedono gratuitamente a disperderlo nell'aria e a trasportarlo in città». Legambiente non ha dubbi: «Il fenomeno è frutto della tolleranza del Comune. Le rassicurazioni del Comune non sorprendono, visto che ha ampiamente dimostrato di non essere propenso, non si pretende all'autodenuncia, ma nemmeno all'autocritica. I dati ufficiali fornitici dal Comune dimostrano che negli ultimi 5 anni le terre smaltite abusivamente al monte sono aumentate di oltre un milione di tonnellate. L'abuso è palese, visto che le ingenti quantità di terre nelle cave e sulle scarpate delle vie d'arroccamento sono visibili anche da grande distanza. Tuttavia, per questa fattispecie di violazione del piano d'escavazione e del Decreto legislativo 152/2006, il Comune è molto comprensivo: pur riconoscendo che lo smaltimento delle terre è un obbligo la cui inottemperanza prevede la revoca dell'autorizzazione, non provvede nemmeno ad intimare alle cave l'asportazione delle terre.
C'è forse da stupirsi se, vista l'impunità garantita, lo smaltimento abusivo di terre al monte aumenti di anno in anno?». Rispetto al 2005, di 480.772 tonnellate nel 2009. Legambiente suggerisce tutta una serie di soluzioni e per il ravaneto di Miseglia «non più utilizzato come via d'arroccamento, il Comune deve prescriverne lo smantellamento, in modo da rimuovere alla radice sia il trascinamento a valle di terre e detriti sia, soprattutto, il rischio di frana».
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