Il Tirreno

L’ALLARME DELLA MOBILE

«Erano organizzati, come i camorristi»

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 MASSA. I precedenti di uno degli arrestati, il padre, hanno fatto drizzare le antenne al capo della Mobile Antonio Dulvi Corcione e al suo vice Elisabetta Moretti. Del resto dieci anni di carcere per associazione di stampo mafioso, questa la condanna scontata a partire dagli Ottanta, lasciamo molti dubbi. E le modalità seguite dalla banda prima per spaventare e poi per picchiare il debitore hanno un sapere di criminalità organizzata. Segno che questi sapevano cosa fare. Proprio grazie al capo, il più anziano, che una ventina di anni fa si dava del tu con la camorra napoletana.  A fine novembre il procura c'è stato un vertice con le forze dell'ordine e lì è stata lanciata l'allerta sulla criminalità organizzata dal procuratore generale Luciano Di Noto. La Mobile è stata la prima a mettersi al lavoro per individuare gli interessi delle cosche nel territorio apuano. Per ora si tratta solo di monitoraggi. Sono diversi i nomi e diverse le attività su cui si sta indagando in queste settimane. C'è da dire però che per ora non siamo neppure al livello di sospetti: questura, carabinieri e guardia stanno effettuando dei monitoraggi. Soprattutto su attività che sono passate di mano negli ultimi anni.  La procura Antimafia di Genova ha voluto fare un punto della situazione sia con i presidenti di tribunale sia con le procure per impedire alla criminalità organizzata di entrare nel tessuto socioeconomico del territorio. Di Noto ha voluto parlare con tutte le realtà di La Spezia e di Massa per fare un punto della situazione. Q"uesto episodio fa pensare che quel vertice fosse davvero opportuno.

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di Redazione Massa