Il Tirreno

In commissione. Rifondazione si allinea alla maggioranza ma mette in guardia dai monopoli

Area spa, adesso si vende

Alessandra Vivoli
A sinistra l’area retroportuale a destra Piero Marchini consigliere di Rc
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A sinistra l’area retroportuale a destra Piero Marchini consigliere di Rc

Si parte da 9 milioni, fra gli acquirenti spunta il Pignone

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 CARRARA. Si dovrà ricalcolarne il valore, partendo dalla perizia 2004 che lo attestava sui 9 milioni di euro. E mettere a punto un percorso insieme a Provincia e comune di Massa, per evitare di creare quei monopoli (della Porto spa) da cui ha messo in guardia il consigliere Piero Marchini di Rifondazione. Ma Area spa, ossia quei 200mila metri quadri di retroporto, sono in vendita.  La decisione, che ha visto la maggioranza compatta, è avvenuta poco prima del consiglio comunale in cui è stata presentata la delibera ufficiale relativa al nodo delle alienazioni. I «giochi» si sono fatti in seno alla commissione Bilancio riunita proprio per fare il punto sulle alienazioni dettate dalla normativa figlia della finanziaria 2008.  Lo scoglio, per la dichiarazione di «alineabilità» della partecipazione comunale in Area era proprio la posizione di Rifondazione comunista. Che invece, alla fine, si è allineata con la maggioranza puntualizzando però alcuni aspetti di quello che sarà il percorso vero e proprio della vendita del retroporto.  «Area spa sarà strategica per il porto turistico - ha messo in evidenza Piero Marchini di Rc - per questo venderla subito e farla andare in mano a un monopolio (perchè così sarebbe se acquistasse l'intero pacchetto la Porto) non gioverebbe a nessuno. Stiamo attenti a quello che succederà».  Il monito di Marchini è stato ben recepito dagli altri consiglieri di maggioranza. E dallo stesso assessore al Bilancio Giuseppina Andreazzoli che ha precisato: «Noi qui siamo ora chiamati, per legge, a definire l'alineabilità di alcune nostre partecipazioni. Solo in un secondo momento definiremo come e a quanto vendere».  E, a dispetto del paventato monopolio, il consigliere del Pd Luca Barattini ha ventilato l'idea di un potenziale acquirente: il Pignone. «Un'acquisizione del genere da parte del Pignone non solo sarebbe vantaggiosa per le casse comunali, ma creerebbe sul territorio la possibilità di nuovi sbocchi occupazionali».  «È necessaria un'intesa preventiva - ha sottolineato il capogruppo dei democratici Carlo Martini - che chiami in causa il consiglio comunale, ma anche gli altri soci pubblici al momento della vendita. Area spa è in bilancio da diversi anni e, al di là di quello che oggi ci impone la normativa, è una partecipazione strategica per l'amministrazione».  Nessuno ha parlato di cifre, del resto il percorso di vendita vero e proprio sarà definito con un nuovo passaggio in consiglio comunale, come ha ricordato anche il presidente della commissione bilancio Roberto Conserva che ha definito Area spa: «Uno dei più grandi investimenti del dopoguerra».  Ma un punto di partenza c'è: non la prima perizia, quella del 1999.  «Quella è stata una perizia di parte - l'ha definita Fabio Felici del Pd - perchè curata dal commercialista Giulio Andreani per la Deloitte. Non ripartiamo da lì, ma neppure da zero».  Felici ha anche sottolineato l'importanza della piccola partecipazione in Fiditoscana: «Perchè c'è l'ipotesi che possa partecipare alla ricapitalizzazione di Nca».  Per quel che riguarda Area il punto fermo potrebbe essere quello della perizia del 2003 di Mauro Zavani che attestava il valore del retroporto sui 9 milioni di euro (per quel 36% del pacchetto azionario posseduto dal Comune di Carrara, socio di maggioranza).  «Quasi il doppio rispetto solo a 4 anni prima - ha fatto notare Conserva - e il valore è destinato ad aumentare».  Insomma per le casse comunali un'iniezione di ossigeno e, grazie all'ipotesi Pignone, anche un segnale importante in termini di posti di lavoro.

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