Finanza
La Fermet investe ancora
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Alberto Ricciardi e larea ex Italcementi Vuole acquisire un'azienda piemontese: «Qui l'emergenza è il Sin»
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CARRARA. Ha appena investito venti milioni di euro sull'area ex Italcementi, 100mila metri quadrati, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi. Alberto Ricciardi, industriale fra i primissimi in Italia nel settore del recupero materiali ferrosi, è infatti in trattativa avanzata per l'acquisizione di un'azienda piemontese. «Siamo a buon punto - spiega Ricciardi - ma non c'è l'ufficializzazione». La società piemontese sarà funzionale a rafforzarsi ulteriormente nel campo dello smaltimento e recupero. «Ogni cittadino italiano produce l'anno un quintale a testa di ferro: ogni tot anni cambia la lavatrice, la lavastoviglie, l'auto... Il riciclo è il futuro». Il gruppo Fermet oggi dà lavoro a 70 dipendenti, più una quindicina dell'indotto: se andrà in porto l'acquisizione piemontese, potrebbe salire a cento. Nel 2009, la Fermet ha sfiorato i 101 milioni di euro di fatturato. «In Italia - racconta l'imprenditore massese - la produzione nel nostro settore è di circa 10 milioni di tonnellate, qualcosa di più forse. Il nostro gruppo vale il 9-10%, circa un milione di tonnellate». Insomma: l'azienda di Ricciardi, da sola, movimenta le stesse tonnellate di blocchi di marmo che scendono dalle cave. La differenza è che lui questo ferro e materiale ferroso lo cerca e lo acquista in tutta Europa. I suoi clienti sono le più importanti acciaierie, concentrate soprattutto fra Brescia e le province venete. L'occasione per fare il punto sul gruppo di Ricciardi (che è anche vicecoordinatore provinciale del Pdl) sono gli auguri di Natale, nella nuova sede della ex Italcementi. «Sono commosso - racconta Ricciardi - perché dopo più di vent'anni, finalmente posso organizzare una serata con tutti i miei dipendenti: prima non ho mai avuto lo spazio adatto, adesso finalmente sì. Era ora: e devo di nuovo ringraziare il Comune di Carrara che mi ha messo in condizione di poter lavorare. Presto prenderò un nuovo camion, e sopra ci sarà una grande scritta: Fermet Carrara. Certo - aggiunge - la strada dei Marmi mi porterà via 10-12mila metri quadrati per la maxi-rotatoria, e fra l'altro, un soprapasso sull'Aurelia, con i raccordi e le rampe di accesso, sarebbe stato più funzionale e avrebbe dato molto più respiro a tutte le aziende al di sopra della ferrovia, ma pazienza». Nel settore, il gruppo Ricciardi è un colosso a livello internazionale: con un gruppo di soci, ha anche rilevato una ex fabbrica di fosfati in Polonia, su un terreno di un milione e 200mila metri quadrati. Gli impianti, obsoleti, sono stati smantellati e riciclati, ora insieme ai soci dovrà decidere cosa farci. Ma ora l'impegno maggiore è quello di ottimizzare gli spazi della Italcementi. «Ho trovato cose eccezionali. Ad esempio, chi ha costruito qui lo ha fatto davvero con criterio: le fognature, per dirne una, sono state realizzate, fotografate e archiviate. Se si rompe qualcosa, uno sa subito dove intervenire; oppure, prima di scavare, sa cosa troverà». E a proposito di scavare, inevitabile un riferimento ai vincoli del Sin, il Sito di interesse nazionale: «Troppo spesso - osserva amaramente Ricciardi - non ci si rende conto di quanto questo territorio sia penalizzato dal Sin; anche noi qui, che pure non abbiamo problemi diretti ma, come dire, di "rimbalzo" da altre realtà vicine, siamo limitati. Io credo che tutti insieme dovremmo fare un'azione forte, vera, per risolvere una volta per tutte la questione Sin. Dovrebbe essere il primo punto di ogni agenda, è la prima emergenza che ci frena. Una priorità insieme al rafforzamento delle infrastrutture: nei prossimi 10-15 anni il Nord-Africa avrà uno sviluppo eccezionale, noi con la nostra posizione possiamo essere una delle porte verso l'Europa, e leggo che qualcuno vorrebbe smantellare il porto e farne un porto turistico... Ma scusate: se si tornasse a 80 anni fa, se ne potrebbe parlare. Ma ora che c'è, teniamocelo stretto. Io fra l'altro sto cercando di convincere un gruppo del Nord a utilizzare Marina di Carrara per i suoi traffici del settore acciaieria». M.B.
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