Il Tirreno

2010, persi 3mila posti di lavoro

Chiara Sillicani
<strong>LAVORO MERCE RARA.</strong> Dino Sodini, presidente provinciale di Cna e operai al lavoro in una fabbrica
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LAVORO MERCE RARA. Dino Sodini, presidente provinciale di Cna e operai al lavoro in una fabbrica

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MASSA. I 304 lavoratori Eaton sono un'emergenza e un simbolo. Il segno di una Provincia in ginocchio. Perché loro, gli operai, sono la punta dell'iceberg, l'evidenza di una crisi occupazionale che non risparmia alcun settore, dalla meccanica al turismo, dalla nautica al commercio. Senza dimenticare il pubblico impiego e, in primo luogo, la scuola. 
Centinaia di lavoratori senza voce, impiegati in aziende piccole, spesso scarsamente sindacalizzati.  

Costruzioni: uno dei settori più colpiti.
Mille addetti sono rimasti senza lavoro negli ultimi due anni. Ma la metà di questi ricorderà il 2010 come l'anno della disoccupazione. E sono tanti i motivi che hanno contribuito a mettere alle strette il settore dell'edilizia. Senza dubbio la crisi non ha spinto le famiglie a rimettere mano a ristrutturazioni: non ci sono soldi e anche i lavoretti a tetto e cucina vengono rimandati. Ma c'è di più e a chiarirlo è Dino Sodini, presidente di Cna: «La crisi c'è da un paio di anni, ma ora siamo all'epilogo. I condomìni riducono la manutenzione perché non hanno disponibilità finanziaria, spesso hanno difficoltà nei pagamenti. Ci sono ditte che vantano crediti da tempo e adesso le banche chiedono il rientro. E non va meglio per chi lavora per conto di enti pubblici. Serve un patto per lo sviluppo». Soltanto tra luglio e agosto (questi i dati disponibili) in Provincia hanno chiuso 49 ditte artigiane di cui 33 proprio nel settore delle costruzioni. «Quando chiude una ditta - conclude Sodini - i problemi sono per il dipendente, ma anche per il titolare. Si tratta spesso di ex operai che si sono messi in proprio e si ritrovano senza un impiego». Insomma, non magnati rampanti, ma lavoratori che hanno tentato il salto - a volte piccolo - e si ritrovano anche senza ammortizzatori sociali. 

La meccanica è al collasso. Anche il settore meccanico vacilla. Le ditte che lavoravano nell'indotto del marmo risentono pesantemente della crisi e della concorrenza, in particolare, della Cina. Nel 2010 - la fonte è ancora Cna - circa mille persone sono finite in cassintegrazione. Dall'oriente arrivano nei porti di La Spezia e Livorno navi cariche di componenti meccanici. Una concorrenza che si sta facendo insostenibile.

Difficile monitorare il commercio.
Non sono tempi d'oro per i commercianti, quindi neanche per chi con loro e per loro lavora. E adesso respira aria di crisi anche la grande distribuzione: registra un -1% circa nel giro d'affari. Stefano Nicoli, di Cgil, calcola che il 2010 si stia chiudendo con circa un centinaio di persone a casa: dipendenti del commercio (al dettaglio) che non hanno più un lavoro. E anche in questo caso l'impegno è stato quello di potenziare lo strumento della cassa integrazione in deroga. Poi c'è il mondo della grande distribuzione, appunto. Nicoli fa un esempio: «A Natale Carrefour non ha fatto assunzioni» e racconta dell'accordo siglato per evitare la messa in mobilità di una trentina di dipendenti. «Dodici persone sono uscite volontariamente dal lavoro, chiaramente con la buonuscita, poi - continua Nicoli - è stato stabilito un accordo per cui i dipendenti full time lavorano 24 domeniche l'anno». 

E il lavoro stagionale? Se il turismo e il suo indotto hanno rappresentato per anni un ammortizzatore sociale, adesso la storia è cambiata. Le presenze calano e gli operatori assumono per periodi sempre più brevi. Silvano Pitanti è presidente provinciale pubblici esercizi per Confcommercio e proprietario di un bar a Ronchi. «Qualche anno fa - spiega a chiare lettere - il personale era assunto da metà maggio a metà settembre e riusciva anche ad ottenere l'assegno di disoccupazione a fine contratto. Adesso - ammette con rammarico - un assunzione di 60 giorni è già un buon obbiettivo, ma non dà diritto ad alcun sostegno». Poi c'è la scuola: con le 75 lavoratrici delle imprese di pulizie che, di fronte alla scelta di Brunetta di internalizzare, rischiano il posto. Insomma, tante Eaton e un territorio davvero in ginocchio.

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