Sicurezza
Madre abbandonata, condannato il figlio
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Il giudice Cosimo Maria Ferri3 MINUTI DI LETTURA
La madre, 74 anni, giaceva in un letto completamente pieno di escrementi. Aveva piaghe da decubito in putrefazione, sangue secco e urina appiccicata al corpo. Era disidratata e denutrita. La donna è poi morta 24 ore dopo il ricovero in ospedale. Il figlio, ieri in tribunale, è stato condannato a 2 anni di reclusione per abbandono di incapace aggravato da lesioni personali.
Una vicenda terribile. Molto lontana dallo spirito del Natale, che colpisce come un pugno allo stomaco. E che è resa ancora più tremenda dal fatto che, sul banco degli imputati, per abbandono di incapace, ci sia un figlio, nei confronti della madre. Una storia documentata anche dalle foto allegate al fascicolo finito al vaglio del giudice Cosimo Maria Ferri e mostrate durante le udienze. Una serie di immagini terribili che rappresentano le condizioni in cui venne trovata l'anziana, nella sua casa nel centro storico della città. La donna giaceva in un letto pieno di escrementi. Con piaghe da decubito in putrefazione e sangue secco appiccicato al corpo. Il perno che le avevano inserito nel braccio, dopo l'intervento per una frattura di due anni prima, le sporgeva mezzo di fuori insieme a grumi di sangue. Il resto della casa, così come l'hanno trovata gli addetti della Pubblica assistenza (a chiamare il 118 quella mattina di luglio dello scorso anno era stato proprio il figlio) era invaso dalla sporcizia. La donna, ricoverata in ospedale, era inoltre in stato di denutrizione e disidratazione. La sera stessa è andata in coma ed è morta il giorno dopo. Sulla vicenda la Procura di Massa, a condurre le indagini fu il pm Alessandra Conforti, ha aperto un'indagine. È finito sotto accusa, per abbandono di incapace aggravato da lesioni, il figlio della donna, Stefano Dazzi di 49 anni. Ieri, prima della sentenza, è stato ascoltato, come ultimo teste, il maresciallo dei carabinieri che si è occupato delel indagini, raccogliendo le testimonianze dei vicini di casa dell'anziana. «I dirimpettai - ha ricordato - mi dissero che vedevano lo scooter del figlio sotto l'abitazione della donna, tutte le notti, fino alle mattine seguenti». Il maresciallo ha anche ricordato che la 74enne non era conosciuta dai servizi sociali: il suo caso non era mai stato segnalato. Ieri il giudice Cosimo Maria Ferri ha condannato il figlio sotto accusa per abbandono di incapace nei confrotni della madre a 2 anni di reclusione. Il pm Massimo Ginesi aveva chiesto una condanna ancora più pesante, a tre anni di reclusione.
«È un fatto di una gravità significativa - ha ricordato in aula il pm Ginesi - Le condizioni in cui è stata ritrovata la donna non hanno bisogno di commenti, parlano le fotografie che sono state allegate al fascicolo. E il fatto che il figlio, stando alla testimonianze, si recasse a casa della madre, e che lei fosse in quello stato, fa ancora più riflettere. L'uomo ha dimostrato grande disinteresse anche durante il processo a suo carico visto e per questo motivo chiedo una condanna a 3 anni di reclusione». L'avvocato della difesa, Lucia Tonazzini, ha insistito sul fatto che le condizioni dell'anziana donna fossero degenerate nel corso delle ultime due settimane e che il medioc legale non ha dimostrato un rapporto di causa effetto fra la morte della donna e lo stato in cui si trovava al momento del ricovero in ospedale. Per questo aveva chiesto l'assoluzione per la vecchia insufficienza di prove.
Una vicenda terribile. Molto lontana dallo spirito del Natale, che colpisce come un pugno allo stomaco. E che è resa ancora più tremenda dal fatto che, sul banco degli imputati, per abbandono di incapace, ci sia un figlio, nei confronti della madre. Una storia documentata anche dalle foto allegate al fascicolo finito al vaglio del giudice Cosimo Maria Ferri e mostrate durante le udienze. Una serie di immagini terribili che rappresentano le condizioni in cui venne trovata l'anziana, nella sua casa nel centro storico della città. La donna giaceva in un letto pieno di escrementi. Con piaghe da decubito in putrefazione e sangue secco appiccicato al corpo. Il perno che le avevano inserito nel braccio, dopo l'intervento per una frattura di due anni prima, le sporgeva mezzo di fuori insieme a grumi di sangue. Il resto della casa, così come l'hanno trovata gli addetti della Pubblica assistenza (a chiamare il 118 quella mattina di luglio dello scorso anno era stato proprio il figlio) era invaso dalla sporcizia. La donna, ricoverata in ospedale, era inoltre in stato di denutrizione e disidratazione. La sera stessa è andata in coma ed è morta il giorno dopo. Sulla vicenda la Procura di Massa, a condurre le indagini fu il pm Alessandra Conforti, ha aperto un'indagine. È finito sotto accusa, per abbandono di incapace aggravato da lesioni, il figlio della donna, Stefano Dazzi di 49 anni. Ieri, prima della sentenza, è stato ascoltato, come ultimo teste, il maresciallo dei carabinieri che si è occupato delel indagini, raccogliendo le testimonianze dei vicini di casa dell'anziana. «I dirimpettai - ha ricordato - mi dissero che vedevano lo scooter del figlio sotto l'abitazione della donna, tutte le notti, fino alle mattine seguenti». Il maresciallo ha anche ricordato che la 74enne non era conosciuta dai servizi sociali: il suo caso non era mai stato segnalato. Ieri il giudice Cosimo Maria Ferri ha condannato il figlio sotto accusa per abbandono di incapace nei confrotni della madre a 2 anni di reclusione. Il pm Massimo Ginesi aveva chiesto una condanna ancora più pesante, a tre anni di reclusione.
«È un fatto di una gravità significativa - ha ricordato in aula il pm Ginesi - Le condizioni in cui è stata ritrovata la donna non hanno bisogno di commenti, parlano le fotografie che sono state allegate al fascicolo. E il fatto che il figlio, stando alla testimonianze, si recasse a casa della madre, e che lei fosse in quello stato, fa ancora più riflettere. L'uomo ha dimostrato grande disinteresse anche durante il processo a suo carico visto e per questo motivo chiedo una condanna a 3 anni di reclusione». L'avvocato della difesa, Lucia Tonazzini, ha insistito sul fatto che le condizioni dell'anziana donna fossero degenerate nel corso delle ultime due settimane e che il medioc legale non ha dimostrato un rapporto di causa effetto fra la morte della donna e lo stato in cui si trovava al momento del ricovero in ospedale. Per questo aveva chiesto l'assoluzione per la vecchia insufficienza di prove.
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