Il dolore
«Ci hanno trattato come oggetti»
Gabriele Dini
Eaton dice no alla cassa integrazione. I lavoratori: «Li portiamo in tribunale»
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MASSA. «Siamo scoraggiati, ci sembra di non avere più obiettivi. Per l'ennesima volta la Eaton ha dimostrato di trattare le persone come oggetti». La notizia del gran rifiuto da parte della Eaton è appena arrivata da Cleveland: nessuna trattativa per prolungare la cassa integrazione. Resta aperto solo uno spiraglio per la trattativa sulla vendita delle aree. Per gli operai - che da 2 giorni attendevano una risposta - è come una doccia gelata. Poca la voglia di commentare: il baratro dei licenziamenti si apre davanti ai loro occhi ingoiando futuro e progetti. Da quel buco nero le parole vengono fuori solo a fatica. Il tempo di metabolizzare la notizia - ma certo è dura buttare giù l'idea di aver perso tutto quando il traguardo della cassa integrazione in deroga per almeno 4 mesi sembrava vicino - e la voglia di lottare riemerge. Nella assemblea di ieri pomeriggio, dov'era presente anche il sindaco Roberto Pucci, una cosa è emersa con chiarezza: quello in arrivo sarà un Natale nella fabbrica trasformata in un'ultima trincea. I 304 operai che di fatto sono in mobilità e senza speranza di altri mesi di ammortizzatori sociali hanno deciso con i sindacati di evitare al momento manifestazioni eclatanti di protesta e di rimanere in silenzio. Continueranno però l'occupazione della fabbrica per tutte le feste di Natale, organizzando turni per presidiare il capannone 24 ore al giorno. Questa mattina alle 11 gli operai riceveranno in fabbrica i legali di Cgil, Cisl e Uil per discutere la possibilità di portare la Eaton in tribunale, impugnando i licenziamenti. Una strada difficile ma che sembra essere l'ultima rimasta. Pronti anche i documenti per accedere alla mobilità, un ammortizzatore sociale che porterà introiti ridotti rispetto alla cassa integrazione e che, soprattutto, mette la parola fine nel rapporto tra la fabbrica e i lavoratori. Tra due o tre anni, a seconda dell'età, queste persone non avranno più alcun sostegno. D'altronde nel suo ultimo glaciale comunicato la Eaton ha parlato chiaro. «Eaton - si legge nel testo - si è interessata alla situazione degli ex operai di Massa ed è impegnata a trovare una soluzione praticabile per la vendita e la reindustrializzazione della struttura. Continueremo a valutare tutte le proposte presentate e lavoreremo con il Governo e con le altre parti interessate per trovare una soluzione vantaggiosa per tutti a questa situazione». Quindi, visto che "pecunia non olet", l'ipotesi della vendita dell'area (per cui il comune ha offerto 9 milioni di euro) continua ad interessare alla Eaton. A non interessare più sembrano essere quegli "oggetti" ormai inservibili che si chiamano operai. E così, come i lavoratori mettono in evidenza «ci si attacca ad un presunto ritardo da parte delle istituzioni». «Abbiamo esaminato a fondo le proposte e le richieste fatte recentemente dalle istituzioni di Massa - va avanti il documento della Eaton - che sfortunatamente sono arrivate più di due anni dopo l'inizio del percorso. I licenziamenti dei dipendenti sono già pienamente effettivi dal 15 dicembre di quest'anno e revocarli sarebbe estremamente costoso e complicato». L'azienda americana ricorda inoltre che presto Comune, Regione e Governo otrebbero sbloccare il cosiddetto accordo di programma. «Questo sbloccherebbe i fondi pubblici - fa notare l'azienda - che potranno incentivare i potenziali investitori interessati all'acquisto della struttura e impiegare i lavoratori in mobilità. Inoltre le istituzioni locali e nazionali potranno ancora deliberare per ulteriori ammortizzatori sociali, quali la mobilità in deroga. Insomma, i dirigenti americani spiegano che non è più affare loro sostenere economicamente le persone rimaste senza lavoro. Anche il sindaco Roberto Pucci ieri sembrava abbattuto. «Non vedo alcuna motivazione plausibile per questo rifiuto - afferma il primo cittadino di Massa subito dopo l'incontro con i rappresentanti degli operai - il margine di manovra del Comune adesso è praticamente ridotto a zero. Il ministro allo Sviluppo economico Romani è al lavoro per vedere se c'è ancora qualcosa da fare. A noi non resta altro da fare che accelerare sulla reindustrializzazione». L'impressione che circola tra chi ha trattato su questo lato della barricata è che l'azienda abbia voluto tirare una riga su una voce che pesava nel bilancio. «Hanno trovato ogni tipo di pretesto per non prendersi le proprie responsabilità - commenta Marco Battistini della Cisl - questo è un comportamento schifoso che rivela la vera natura di questa azienda e dei suoi manager». Battistini conclude: «Ora siamo pronti per le cause da portare in tribunale». Demoralizzato anche Giancarlo Leorin della Uil. «Hanno voluto tagliare il cordone ombelicale col territorio - afferma il sindacalista - il loro unico scopo erano i licenziamenti» (Altro servizio a pag.13)
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