Attenzione
Frana a Mirteto, altri 4 indagati
Chiara Sillicani
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Federico Manotti E sopra, Dulvi CorcioneAvvisi anche ai titolari delle ditte che hanno lavorato in subappalto
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MASSA. Altri quattro avvisi di garanzia per la frana di Mirteto che, la notte del 31 ottobre, è costata la vita ad Aldo Manfredi. Nel registro degli indagati sono stati iscritti Iacopo De Nobili, 38 anni e Franco Ferrari, 50, entrambi di La Spezia, Stefano Romanini, 46 anni e Iacopo Baroni, trentunenne. Questi ultimi camaioresi. I nuovi indagati sono i titolari delle ditte che hanno svolto lavori a Mirteto nel 2009, in subappalto. La ditta ligure si sarebbe, infatti, occupata delle micropalificazioni, mentre quella versiliese avrebbe lavorato alla movimentazione di materiale. Sale quindi a dieci il numero complessivo degli indagati.
I primi ad essere iscritti nel registro sono stati Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, titolari della ditta che nel 2009 ha svolto i lavori per conto del Comune (e per cui si sarebbe affidata poi a terzi). Con loro anche Andrea Bontempi, capo dell'ufficio tecnico di protezione civile e il geometra Carlo Mariani, dello stesso settore. Qualche settimana e sono stati iscritti anche Fabio Mercadante, dirigente e Riccardo Barbieri, il geologo a cui il Comune avrebbe dovuto affidare la stesura della relazione preliminare all'esecuzione lavori. Ieri 4 nuovi avvisi e l'ipotesi di reato, anche per i nuovi indagati, è omicidio e disastro colposo.
Lavori e subappalti. Da tempo gli inquirenti e gli uomini della squadra mobile, guidati da Dulvi Corcione, stavano focalizzando la loro attenzione proprio sui subappalti. La ditta a cui erano stati affidati i lavori (i cui titolari sono indagati) si sarebbe affidata a terzi. E la cosa avrebbe creato qualche perplessità agli investigatori. Innanzitutto a loro sarebbe parso strano l'affidamento in subappalto, alla luce delle dimensioni ridotte, non soltanto dell'intervento di messa in sicurezza del versante, ma anche della stessa ditta esecutrice. Sono, infatti, le grandi società che più spesso ricorrono al sistema dei subappalti. Gli inquirenti stanno, quindi, cercando di capire se durante l'esecuzione dei lavori si siano presentati particolari problemi, tali da richiedere l'intervento di ditte specializzate. In tal caso sarebbe, quindi, giustificato il ricorso al subappalto.
Perquisizioni. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati ieri. Gli uomini della Squadra mobile hanno anche effettuato perquisizioni: è scattato il sequestro di materiale cartaceo e informatico. Sono state sequestrate anche particolari attrezzature utilizzate per eseguire rilievi sulla collinetta sopra via Montalbano.
Indagine alla svolta. Le indagini - e i quattro avvisi ne sono la conferma - si stanno facendo sempre più serrate e l'inchiesta è arrivata alla svolta. Non è escluso, quindi, che a breve i due sostituti procutarori decidano di chiudere le indagini. Una tappa importante sarà lunedì tre gennaio quando verrà conferito l'incarico ad un perito per l'incidente probatorio sui computer sequestrati agli indagati.
I primi ad essere iscritti nel registro sono stati Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, titolari della ditta che nel 2009 ha svolto i lavori per conto del Comune (e per cui si sarebbe affidata poi a terzi). Con loro anche Andrea Bontempi, capo dell'ufficio tecnico di protezione civile e il geometra Carlo Mariani, dello stesso settore. Qualche settimana e sono stati iscritti anche Fabio Mercadante, dirigente e Riccardo Barbieri, il geologo a cui il Comune avrebbe dovuto affidare la stesura della relazione preliminare all'esecuzione lavori. Ieri 4 nuovi avvisi e l'ipotesi di reato, anche per i nuovi indagati, è omicidio e disastro colposo.
Lavori e subappalti. Da tempo gli inquirenti e gli uomini della squadra mobile, guidati da Dulvi Corcione, stavano focalizzando la loro attenzione proprio sui subappalti. La ditta a cui erano stati affidati i lavori (i cui titolari sono indagati) si sarebbe affidata a terzi. E la cosa avrebbe creato qualche perplessità agli investigatori. Innanzitutto a loro sarebbe parso strano l'affidamento in subappalto, alla luce delle dimensioni ridotte, non soltanto dell'intervento di messa in sicurezza del versante, ma anche della stessa ditta esecutrice. Sono, infatti, le grandi società che più spesso ricorrono al sistema dei subappalti. Gli inquirenti stanno, quindi, cercando di capire se durante l'esecuzione dei lavori si siano presentati particolari problemi, tali da richiedere l'intervento di ditte specializzate. In tal caso sarebbe, quindi, giustificato il ricorso al subappalto.
Perquisizioni. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati ieri. Gli uomini della Squadra mobile hanno anche effettuato perquisizioni: è scattato il sequestro di materiale cartaceo e informatico. Sono state sequestrate anche particolari attrezzature utilizzate per eseguire rilievi sulla collinetta sopra via Montalbano.
Indagine alla svolta. Le indagini - e i quattro avvisi ne sono la conferma - si stanno facendo sempre più serrate e l'inchiesta è arrivata alla svolta. Non è escluso, quindi, che a breve i due sostituti procutarori decidano di chiudere le indagini. Una tappa importante sarà lunedì tre gennaio quando verrà conferito l'incarico ad un perito per l'incidente probatorio sui computer sequestrati agli indagati.
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