La manifestazione
Crolla il Carmine, «intervenga Bondi»
Claudio Figaia
Il sindaco e il vescovo scrivono una lettera al ministro dei Beni culturali
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MASSA. «Signor ministro, quella chiesa sta crollando. Intervenga lei». Il vescovo Giovanni Santucci e il sindaco Roberto Pucci si rivolgono così a Sandro Bondi per scongiurare un annunciato, disastro artistico-culturale. Ossia il rischio di un irrimediabile crollo del complesso monumentale formato dalla chiesa di S. Giacomo Maggiore e dall'annesso Convento delle suore di S. Chiara. I problemi della chiesa (detta anche del Carmine) e del convento che sorgono nelle adiacenze del castello Malaspina sono emersi in tutta la loro gravità nei giorni scorsi, quando un sopralluogo dei vigili del fuoco ha dichiarato l'inagibilità di quegli spazi e ha ordinato lo «sfratto» dello storico presepe meccanico della Rocca che, dopo 35 anni, mancherà al Natale cittadino. E ai giorni scorsi risale anche la lettera a doppia firma che il vescovo e il sindaco hanno inviato al ministro dei Beni Culturali perchè disponga lui un intervento di salvataggio, mettendo a disposizione risorse finanziarie che Curia e Comune non hanno. Le due "autorità" non nascondono preoccupazioni sulla sorte del complesso, parlano di un «irrimediabile» rischio di cedimento strutturae ricordano a Bondi «che il problema era già stato segnalato al ministero dall'incaricato diocesano e regionale per i Beni Culturali, don Luca Franceschini e che l'ufficio di gabinetto del ministero ha trasmesso alla direzione regionale (e questa alla Soprintendenza di Lucca perché relazioni sull'argomento) tale richiesta di attenzione al problema con una nota del 27 ottobre scorso». Pucci e monsignor Santucci ricordano anche che «in precedenza, la Soprintendenza di Lucca aveva già avviato un'analisi per un intervento di somma urgenza che, purtroppo, non ha avuto alcun esito». La criticità della situazione risale in realtà - lo si evince dalla lettera - almeno al 2009, quando ci fu il crollo di una parte del tetto della canonica. Il cedimento, riportiamo ancora la missiva, «ha reso estremamente vulnerabile non solo il convento ma anche la stessa chiesa, in quanto le coperture messe fin qui in opera, del tutto provvisorie e poco efficaci, non consentono di arginare le infiltrazioni prodotte dai gravi fenomeni alluvionali che, come Lei sa (dicono rivolti a Bondi ndr.), hanno colpito la città e il suo territorio, nelle ultime settimane». Di fronte all'aggravarsi recente del rischio crollo, l'amministrazione comunale «si è attivata per aiutare la curia a reperire i fondi necessari agli interventi più urgenti per la messa in sicurezza dell'edificio». Ma il problema è - ed è questo il nocciolo dell'appello a Bondi - che «né la Curia, proprietaria del bene, né le amministrazioni locali dispongono delle risorse necessarie alla complessità e alla portata dell'intervento da operare». Da qui la richiesta di «un diretto intervento» del ministro. E per dare forza al loro appello, vescovo e sindaco si dichiarano «disponibili a venire ad incontrare il ministro per rappresentargli di persona la gravità della situazione in cui versa uno degli edifici religiosi più importanti della città».
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