Italia
Casa dello studente off limits
Sara Ligutti
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Gli studenti a confronto con Vittorio Sgarbi giovedì sera Assurdo rimpallo di responsabilità ed è ancora chiusa
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CARRARA. Continua l'epopea della nuova Casa dello studente, ubicata all'ultimo piano del Saffi e inaugurata tre anni fa come se dovesse immediatamente ospitare gli studenti, ma a tutt'oggi ancora chiusa. Il motivo? A quanto pare, finora mancava l'impianto idrico antincendio. E, adesso, si attende il sopralluogo da parte dei Vigili del fuoco, per dichiare agibile la struttura. Diciamo a quanto pare, sì, perché la responsabilità è del Comune, ma nessuno sa dare risposte precise in merito. E intanto gli studenti alloggiano all'ex caserma Dogali, «che è freddissima, fatiscente e ci piove pure dentro», raccontano. Sono stati proprio gli studenti a riportare sotto i riflettori il problema della Casa dello Studente. Giovedì, interrompendo con la loro protesta pacifica la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, hanno elencato tutto quello che, secondo loro, non va nell'Accademia di Belle Arti. Compreso, appunto, il problema del nuovo alloggio. Il cavillo che non ne permette l'apertura è una firma, un "okay" dei Vigili del Fuoco per quanto riguarda l'impianto di sicurezza. Al momento dell'inaugurazione, infatti, sembrava dovessero bastare gli estintori, ma poi è venuto fuori che la struttura, considerata di tipo alberghiero, doveva essere dotata di un impianto idrico antincendio. «Competenza del Comune», dice Elena Beisso, coordinatrice del settore Informazione, orientamento e cultura del Dsu (Diritto allo studio universitario). «Noi ci occupiamo solo della gestione dei locali, come se fossimo in affitto». Lo stabile, infatti, appartiene al Comune, e, mentre l'installazione dell'impianto anticendio sembra essere terminata, manca ancora il sopralluogo e il nulla osta da parte dei Vigili del fuoco. Una cosa che si potrebbe fare in tempi brevi, insomma. E, infatti, già l'anno scorso la Casa dello studente sembrava dovesse aprire. Falso allarme. «Ho sollecitato più volte l'apertura della Casa dello studente», dice il presidente dell'Accademia di Belle Arti, Simone Caffaz, «Ma tutto quello che ho incontrato è stato un rimpallo di responsabilità». E, sempre a proposito di alloggi, rilancia l'idea - già abbozzata durante il suo intervento prima della lectio magistralis di Sgarbi - di un Campus universitario, da collocare, magari, nella zona fra corso Rosselli e S. Martino, in cui ospitare gli studenti e le aule. Un progetto, aggiunge Caffaz, «che non può essere realizzato domani, ma necessiterà di almeno una decina di anni di lavoro». E, sempre in merito alle proteste di giovedì, Caffaz ci tiene a far sapere che condivide il disagio degli studenti, ma che «l'Accademia non sta morendo». Anzi, «le iscrizioni, quest'anno, sono aumentate del quaranta percento». I professori, poi, «sono stati nominati tutti» e, piano piano, si stanno «facendo dei lavori per mettere in sicurezza Palazzo del Principe», cioé la sede principale. Lavori che, tutti insieme, non sono eseguibili, «perché non ci sono abbastanza risorse. Servirebbero infatti due milioni di euro e noi ne abbiamo soltanto quattrocentomila». Infine, invita gli studenti ad eleggere un rappresentante, che «manca da un anno», così da rendere «più facile il dialogo» e permettere agli studenti d'intervenire nelle decisioni del Consiglio di amministrazione. Presto, inoltre, l'Accademia di Belle Arti avrà disponibile l'attuale sede del giudice di pace, la ex scuola media Canova (nello stesso stabile della scuola del marmo).
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