La manifestazione
«Non piangiamoci addosso»
Ravecca agli imprenditori del marmo: la ripresa ora c'è
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CARRARA. «Imprenditori del lapideo, non piangiamoci addosso. I segnali di una timida ripresa ci sono: il prossimo può davvero essere l'anno della svolta per il settore». La scossa arriva dal direttore dell'Istituto studi e ricerche della Camera di commercio, Alberto Ravecca. Forte di un dato aggiornatissimo, relativo ai primi nove mesi dell'anno (il 2010), che segna una ripresa importante nell'esportazione dei lavorati: + 9%. Non si registrava da anni, almeno non negli ultimi tre. Il punto sul mondo del marmo è stato fatto, dati alla mano, durante la presentazione dei bilanci delle società di capitale nella gremita sala rossa della Camera di Commercio. Un appuntamento, quello con il monitoraggio dell'Isr che ha preso le misure alle società di capitali (solo a quelle) apuane, da sempre molto attesa dall'imprenditoria apuana. Tanti i big in sala, dal numero uno di Assindustria Alessandro Caro, all'amministratore delegato della Porto spa, Filippo Nardi, fino ai vertici di CarraraFiere, il presidente Giorgio Bianchini e il direttore Paris Mazzanti, e molti altri rappresnentanti delle categorie (per Confesercenti c'erano Arnaldo Tonarelli e Nando Guadagni) e del mondo dell'industria. Latitante la politica: assenti i sindaci di Massa e di Carrara e il presidente della Provincia, non pervenuti i parlamentari locali. Lapideo: non pingiamoci più addosso. Quella del dottor Ravecca è stata una lettura nuova dello stato di salute del settore lapideo. Che comincia con un appello rivolto direttamente al numero uno di Assindustria, Alessandro Caro. «Non è più il tempo di piangerci addosso - ha dichiarato Ravecca - il distretto di Carrara sta meglio di quello di Verona e, i primi mesi dell'anno segnano un grande incremento dell'esportazione dei lavorati». Insomma la «legge del blocco» che dalle cave non passa nemmeno dalle segherie e salta la lavorazione "in loco" sembra essere almeno in parte superata. «Ecco i numeri della concorrenza cinese». E proprio sull'export si è concentrato poi il dottor Ravecca che ha cerctao, sempre con i dati alla mano, di sfatare: «Il luogo comune - così ha detto - della concorrenza sleale dei lavorati cinesi, quelli ottenuto dai nostri materiali grezzi saltando la filiera in loco». Ravecca è partito dai numeri. «Quanto marmo grezzo va in Cina? - ha esordito - Adesso lo sappiamo, 200mila tonellate nel 2009. E tale quantià soddisfa solo il 2,5&% del fabbisogno del paese che è pari a 8,5 milioni di tonellate». Entrando nel merito dei materiali grezzi che prendono la via d'Oriente, il direttore dell'Istituto Studi e ricerche spiega. «Che uso fa del nostro marmo la Cina? Lo utilizza soprattutto epr lgi intenri, pavimenti e rivestimenti. E questi lavorati, il lastrame soprattutto, soddisfano il 30% della domanda intenra dle apese. Il resto viene esportato nei paesi vicini». Insomma, secondo Ravecca, nessuna concorrenza sleale, così sembrerebbe, sui mercati di riferimento dei produttori apuani. Se il turismo tira solo il Luigiana. Sempre di risorse naturali si parla, Ma questa volta il marmo non c'entra nulla. Sono le ricchezze del territorio, quelle in grado di attrarre i turisti e si sollevare un terziario da sempre in affanno. Le cose però, stando al report dell'Istituto studi e ricerche, in provincia non sono andate proprio bene nell'utlimo anno. Tranne in Lunigiana. «Quello trascorso non è stato un anno di recupero per il turismo - ha messo in evidenza Ravecca - Anzi, le presenze sono scese del -3,8% in totale e del -4,4% sulla zona di costa. Il dato si capovolge in Lunigiana: qui le presenze sono aumentate del 6,5% e in alberghi e agriturisimi addirittura del 10%». A.V.
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