Gioco
Si allarga il fronte del no bocciati tutti i progetti per il porto turistico
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Una veduta del porto commerciale I circoli di Legambiente da Carrara alla Versilia: o si trovano spazi nello scalo commerciale o nulla. La costa non si tocca, troppi rischi
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CARRARA. Legambiente boccia tutti i progetti di porto turistico presentati alla Port Authority: stiamo parlando delle osservazioni alle proposte tecniche del gruppo Caltagirone più gli altri 5 concorrenti. «Tutti i progetti prevedono la cementificazione di un ampio spazio di territorio costiero e vanno ad aggiungersi alla già esistente struttura portuale, riprendendo, nelle linee generali, un progetto già presentato e bocciato nel 2001 dalla valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente». Legambiente ha formato un vero e proprio fronte del no: che raggruppa i Circoli di Carrara, Massa Montignoso, Versilia e Lunigiana, che concordemente evidenziano varie problematiche. Paola Antonioli presidente di Legambiente Carrara, spiega: «Non vogliamo porti turistici che siano al di fuori del porto commerciale», insomma nessuna infrastruttura che occupi altro territorio costiero. Ed ecco il documento collettivo, con le osservazioni. Rischio idraulico e idrogeologico. «Tutti i progetti proposti sono incompatibili con la salvaguardia dal rischio idraulico ed idrogeologico, aggravano le condizioni critiche e di pericolo alla foce del Carrione e dunque espongono il territorio ad un elevato rischio alluvionale, con particolare riguardo per i territori di Nazzano, Avenza, Marina est nel Comune di Carrara e quelli in località Partaccia in Comune di Massa». Erosione costiera. Legambiente sostiene, sulla base di studi, che i problemi erosivi «generati a suo tempo dalla costruzione dell' attuale porto commerciale, resterebbero in atto» anche con la realizzazione del porto turistico. I timori sono per «i tratti di costa a sud, nel comune di Massa con progressiva estensione verso il comune di Forte dei Marmi». Impatto da traffico indotto. Secondo i circoli ambientalisti la viabilità costiera è oggi già insufficiente, soprattutto in estate, e quindi «non potrebbe in alcun modo sopportare l'ulteriore congestione che deriverebbe dal consistente incremento del traffico veicolare». Impatto sulle attività balneari. L'opinione abientalista è che qualunque progetto di porto turistico andrebbe ad occupare aree oggi destinabili alla fruizione turistica balneare ed in parte già effettivamente utilizzate da attività balneari. «Inoltre sussiste il rischio concreto di un decadimento della qualità delle acque per la balneazione conseguente all'incremento delle strutture portuali, il che eserciterebbe un ulteriore impatto negativo sull economia delle limitrofe attività balneari». Cementificazione della fascia costiera. Secondo i circoli apuo versiliesi, un porto turistico, delle dimensioni previste nei progetti in discussione, porterebbe una massiccia cementificazione, che «andrebbe a colpire un territorio ad oggi abbastanza preservato e di elevato pregio ambientale, soprattutto per le retrostanti aree di Villa Ceci e della pineta Sarteschi». Sottrazione di aree alla fruibilità pubblica. Con la costruzione del porto turistico nell area proposta (ossia tra le foci del torrente Carrione e del canale Lavello) «verrebbe sottratto alla fruizione dei cittadini l'ultimo affaccio al mare, libero da edificazioni, che potrebbe costituire, una volta riqualificato (passeggiata a mare, come da specifica proposta avanzata dalla nostra associazione), un'area di grande valenza turistico-ricreativa e un'area di compensazione ambientale dell'esistente porto». Pertanto, i circoli di Carrara, Massa Montignoso, Versilia e Lunigiana esprimono la loro «netta contrarietà alla realizzazione di qualsivoglia porto turistico che vada ad aggiungersi e ad ampliare l'esistente porto commerciale. Considerato, inoltre, il fatto che il porto commerciale è sotto utilizzato e può necessitare di una riorganizzazione multifunzionale per la stessa sussistenza economica dell' infrastruttura», propongono una riorganizzazione e razionalizzazione degli spazi esistenti dentro il porto mercantile, in modo che, «mantenendo a commerciale la parte necessaria per il trasporto dei prodotti locali (lapidei, Nuovo Pignone), si possa riqualificare il resto per la funzione turistica».
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