Il Tirreno

Presi i pusher del parco degli Ulivi

Una pattuglia dei carabinieri
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Una pattuglia dei carabinieri

I due cugini spacciavano in mezzo ai bambini che giocavano

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 MASSA. Spacciavano al parco, in mezzo ai bambini che giocavano a pallone e ai loro nonnini che tra un calcio e un colpo di testa li sorvegliavano mentre leggevano il giornale. In mezzo a questo spaccato di vita quotidiana del parco degli Ulivi, ai Poggi, un via vai di giovani che si appartavano per qualche istante per acquistare una dose di eroina. Ora i pusher, due cugini, sono stati arrestati.  A far partire l'inchiesta dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Conforti, sono state le segnalazioni dell'ospedale e del Sert. I medici negli ultimi mesi avevano notato un pericoloso aumento di ragazzi alla loro prima esperienza con l'eroina. Giovani massesi, ma non solo: qualcuno arrivava anche dalla vicina Versilia. Era evidente che c'era un centro di spaccio in città. E non è stato semplice per i militare individuare dove si trovava.  Così è partita un'inchiesta durata tre lunghi mesi che ha uso nuove tecnologie con vecchi metodi investigativi. Dalle intercettazioni ai pedinamenti, insomma, gli uomini del nucleo operativo e del radiomobile non si sono fatti mancare nulla. Fino a che non hanno individuato che i due pusher erano due giovani massesi poco più che ventenni con diversi precedenti alle spalle (gli inquirenti non hanno voluto fornire le loro generalità). I due erano legati anche da un rapporto di parentela, visto che sono cugini.  I carabinieri hanno lavorato notte e giorno per conoscere e studiare movimenti e abitudini degli spacciatori. Anche in borghese, seduti sulle panchine del parco degli ulivi di via Pisacane. Il polmone verde dei Poggi, invece di essere un tranquillo luogo di giochi per i bambini, di ritrovo per i giovani e di passeggiate per le persone anziane della zona, era diventato un vero e proprio supermarket della droga. Proprio nel parchetto avvenivano gli scambi tra i due e i loro clienti. Lo stratagemma era molto semplice: gli appuntamenti venivano presi telefonicamente, tramite contatti brevissimi e fugaci, comunicazioni apparentemente insignificanti ma corrispondenti a frasari standardizzati e concordati prima con gli acquirenti, così che la telefonata risultava una mera formalità. Successivamente avveniva il contatto vero e proprio e lo scambio, sia di giorno che di notte. Nonostante il frasario criptato però gli inquirenti sono riusciti a decifrarlo e a prevenire gli spostamenti della coppia e della clientela.  Per i due cugini lo spaccio era diventata l'unica fonte di sostentamento, visto che il loro impegno era quotidiano ed erano l'unica attività che svolgevano tutto il giorno. Nel periodo estivo, con il crescere della domanda, arrivavano a vendere fino a venti dosi al giorno. Le indagini, si sono concluse con l'emissione da parte del gip Ermanno De Mattia dell'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere dei due giovani. Qualche giorno fa l'esecuzione della misura con l'accompagnamento dei due presso il carcere di Massa, dovranno difendersi dalla pesante accusa di spaccio di sostanza stupefacente in concorso tra loro.

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di Redazione Massa