Il Tirreno

Drammatici dati di Cna: «È come se avessero chiuso tre Eaton, ma nessuno è andato a Roma per loro»

Edilizia, persi 1.000 posti in due anni

Cantieri fermi pagamenti in ritardo: in crisi il settore edile
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Cantieri fermi pagamenti in ritardo: in crisi il settore edile

Aziende in ginocchio, anche un anno per riscuotere i crediti da Comuni e privati

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MASSA. Un migliaio gli addetti del settore costruzioni ha perso il lavoro negli ultimi due anni; circa 600 nel solo 2010. Come se avessero chiuso tre Eaton. Sono pesanti i dati di Cna sull'amdamento del comparto edilizio in provincia. Un crollo che, dice Dino Sodini, presidente Provinciale della confederazione delle piccole imprese, «fa paura. E vede centinaia di lavoratori "dirottati" per necessità verso altri settori e verso il "sommerso"».  In crisi - spiega ancora Sodini - sono non soltanto le piccolissime imprese formate da uno-due unità, ma anche aziende più strutturate, con cinque-dieci dipendenti.  E a fronte di ciò, prosegue, «ci vogliono da 180 a 300 giorni e in alcuni casi anche più di un anno, per riscuotere i crediti. Ritardano i pagamenti le amministrazioni pubbliche ma anche i privati. Ci sono condomini che non saldano i lavori effettuati dalle ditte accrescendo le difficoltà del comparto». E, adesso, gli artigiani edili sono pronti a scendere in piazza. 

«Non abbiamo mai chiesto risorse e tanto meno aiuti - spiega ancora Sodini - ma semplicemente di attivare quelle politiche che possano ridare impulso ad una fetta importante dell'economia locale. Politiche degli enti pubblici come le gare d'appalto sottosoglia e la rotazione delle imprese per favorire, mediante elenco, le imprese locali per restare nel tema edilizia». Richieste a quanto pare inascoltate. Con il risultato che con la fine dell'anno molte aziende si apprestano a chiudere bilanci con risultati disastrosi.  «Certo, la colpa è della crisi, ma una parte di responsabilità è da attribuire a tutti coloro che non hanno fatto, o hanno fatto poco, per evitare un disastro annunciato. Eaton è solo la punta dell'iceberg. Cinquanta aziende che chiudono corrispondono a tre Eaton ma in questo caso nessuno degli nostri rappresentanti si è scomodato per andare a Roma», commenta con amarezza Sodini, rilevando come da tempo «sistano situazioni anomale che cerchiamo di sottoporre all'attenzione delle amministrazioni ma talvolta, stranamente i tempi, anche per un appuntamento, si dilatano paurosamente. Non possiamo accettare, in una situazione economica come questa, forme legali di dumping sulle gare pubbliche; bisogna prendere il toro per le corna e avere il coraggio di utilizzare strumenti di assegnazione che premino le imprese corrette, capaci di offrire garanzie, non di un ribasso economico, ma un'offerta tecnica più completa; solo attraverso queste forme si possono evitare i casi borderline nell'assegnazione dei lavori che ci vengono evidenziati anche dalle organizzazioni sindacali».

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