Il Tirreno

«Piano strutturale da speculatori»

Uilian Berti capogruppo Pd e l’area di Riva dei Roncni
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Uilian Berti capogruppo Pd e l’area di Riva dei Roncni

Il Pd vota no ma il gruppo si spacca: 4 consiglieri su 10 escono dall'aula

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 MASSA. 35 presenti, 26 voti favorevoli, 9 contrari: sono le 23 appena passate quando sul tabellone elettronico dell'aula consigliare si accende il risultato della votazione finale sull'approvazione del Piano strutturale. Sorridono soddisfatti gli esponenti della maggioranza e della giunta: anche questa è fatta. Ma il maggior partito di opposizione, il Partito democratico, non ci sta. E boccia su tutti i fornti la "manovra urbanistica" dell'amministrazione  Uilian Berti, capogruppo del Pd, spiega così il voto contrario del suo partito: «Questo è un Piano che non risponde agli interessi della collettività tutta, ma a interessi particolari. La dimostrazione? Le varianti urbanistiche, da Riva dei Ronchi al Piuss al Piano integrato assorbono una quota vicino al 40% delle volumetrie edificatorie del Piano, cioè qualcsa come 600mila metri cubi su una previsione di 1,5 milioni di metri (che equivalgo a 240mila metri quadrati su 600mila). Ci sono scelte molto discutibili: su Riva dei Ronchi, ad esempio, si dà spazio all'edilizia residenziale e si comprime quella a destinazione turistica e così per le ex colonie marine. Tentativi neanche troppo velati di favorire le residenze private e che, per giunta, in virtù del fatto che sono state inseriti tra le varianti, possono partire già da oggi. Mentre, al contrario, tutti gli altri cittadini non potranno edificare, nonostante ne abbiano il diritto fino all'approvazione del Regolamento urbanistico, cioè fino a due anni ancora. E non si parla di pochi casi isolati, ma di circa 2.500 licenze a costruire bloccate dalle norme di salvaguardia».  Ma secondo Berti è da bocciare la "filosofia" stessa del Piano strutturale: «C'è stata una sostanziale rinuncia alla pianificazione, tutte le questioni centrali per lo sviluppo del territorio, a partire dalla viabilità, sono state rinviate al Regolamento urbanistico».  Hanno detto - prosegue il capogruppo «che abbiamo remato contro l'approvazione del Piano. Non è vero: abbiamo presentato osservazioni, garantito il numero legale in commissione, cercato di portare il nostro contributo per fare sì che questo Piano diventasse uno strumento per lo sviluppo sostenibile e non soltanto un documento che guarda solo alle volumetrie». E poi la partecipazione dei cittadini e delle associazioni, «tanto sbandierata e poi ristretta: in un mese la procedura partecipativa è stata esaurita».  Ma il partito democratico deve fare i conti con la scelta di 4 dei suoi consiglieri (il gruppo è di dieci). Stefano Alberti, Giovanni Ricci, Giorgio Raffi e Aldo Bugliani sono usciti dall'aula e non hanno partecipato alla votazione per l'approvazione del Piano strutturale. Per evitare, cioè, di votare "no" come indicato dal partito. Una defezione in qualche misura annunciata (i consiglieri che non hanno partecipaot al voto avevano più volte segnalato la loro posizione più morbida verso il PIano strutturale) eppure pesante per il Pd, che su un passaggio cruciale come quello dell'urbanistica non ha trovato compattezza. «Credo - ammette Uilian Berti - che l'uscita dall'aula dei quattro colleghi sia legata a dinamiche interne al partito e lo giudico un comportamento da censurare. Ma il partito è stato compatto nel sostenere che questo Piano era da bocciare».

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