Il Tirreno

L'Asl non paga, ditta interrompe i servizi

Rossana Lazzini
Nicola Bechini e Maria Teresa De Lauretis commissaria dell’Asl
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Nicola Bechini e Maria Teresa De Lauretis commissaria dell’Asl

Da gennaio non fornirà più presidi medici. Il titolare: troppi crediti, rischio il fallimento

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 MASSA. «Dateci i soldi che ci spettano, solo così potremo salvare molti posti di lavoro». La vicenda dell'Asl 1 sta mettendo in ginocchio molte aziende che forniscono materiali e servizi alla sanità locale. Come la Ortopodosistem, officina ortopedica di via Simon Musico che nell'ultimo anno ha accumulato con l'Asl crediti per circa 200 mila euro.  Ma Ortodopodosistem non è la sola: in provincia sono 5 le aziende che forniscono materiale di questo tipo alla Asl, che sono nella stessa situazione e che da gennaio sono pronte a dire stop alle forniture.  Dice Nicola Bechini, titolare del centro: «Non possiamo andare avanti in questo modo, le banche non accettano più fatture della Asl e se continuiamo a fornire materiale facciamo crescere ulteriormente il nostro debito. Da gennaio noi non passeremo più i nostri prodotti».  Per questi fornitori il buco della azienda sanitaria locale è stato un fulmine a ciel sereno. «Da tempo - dice Bechini - c'erano difficoltà nei pagamenti, poi, due mesi fa è emerso questo gigantesco buco di cui ancora non si conosce l'entità».  Bechini critica anche l'atteggiamento dell'Asl in questo difficile momento: «Di fronte alla richiesta di pagamento da parte dei fornitori che, come me rischiano la chiusura, con un disastro occupazionale senza precedenti, la Asl ci ha risposto con una proposta di accordo unilaterale, senza neppure invitarci ad un incontro. Il documento che ci è stato presentato - prosegue- prevede che in cambio di un pagamento parziale (fino a giugno 2010) dei nostri crediti, dobbiamo applicare uno sconto incondizionato del 10% su tutte le fatture emesse e giacenti da molti mesi. Questo comporta per le nostre aziende una ulteriore perdita oltre quella già corrisposta in interessi alle banche nei mesi di non avvenuto pagamento (1 anno), nessuna garanzia della completa estinzione del debito e nessuna definizione di regole trasparenti e corrette nei rapporti futuri tra Asl e fornitori. E' per questo che consideriamo questo accordo unilaterale, come un ricatto, non so quanto legale, per costringere le nostre aziende, ormai a rischio chiusura ad accettare un sopruso tutto a vantaggio loro».  C'è amarezza nelle parole di Bechini. «Non credo che in una compravendita, prima si usufruisca del bene o del servizio e poi si pretenda uno sconto per onorare il pagamento. Questo ci propongono, dandoci come alternativa il rischio del fallimento. Oltre alla perdita economica e occupazionale quello che che indigna ancor più è la sensazione di impotenza nei confronti di una pubblica amministrazione che chiede regole ai cittadini e poi opera al di fuori delle stesse trasformando in concessione quello che è un diritto».

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