Il Tirreno

«Stop agli straordinari»

Alessandra Vivoli
Da sinistra la commissaria straordinaria De Lauretis un reparto d’ospedale e la sede dell’Asl
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Da sinistra la commissaria straordinaria De Lauretis un reparto d’ospedale e la sede dell’Asl

Annuncio choc dei medici: da gennaio qui sarà il caos

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 CARRARA. Straordinari non pagati ai medici ospedalieri. Non dal prossimo anno, ma già nella busta paga di novembre. I soldi, che avrebbero dovuto garantire il pagamento, fino ad esaurimento fondi, dei turni di guardia e delle prestazioni aggiuntive, sarebbero già finiti. Fatto sta che gli straordinari di settembre che dovevano essere in pagamento - assicurano i medici - non ci sono. E così, il giro di vite che sembrava soltanto annunciato, sarebbe divenuto una realtà (amara) nelle buste paga degli ospedalieri.   «Soldi in meno in busta paga, già a novembre». I soldi (circa 600 euro di media) relativi ai turni di guardia, sarebbero già scomparsi dallo stipendio di novembre dei medici. Lo riferiscono proprio alcuni professionisti che lavorano nei reparti dell'ospedale cittadino. Gli stessi che, insieme a molti altri colleghi, si sono già mossi per chiedere un incontro ufficiale ai due sindaci, di Massa e di Carrara.  «La situazione è molto grave - spiegano i medici che, in questa fase così delicata per l'azienda preferiscono non esporsi con nomi e cognomi sul giornale - A gennaio potrebbero davvero chiudere gli ambulatori dell'ospedale: se cominciamo a non fare più gli straordinari, e quindi a fare i recuperi dopo i turni di guardia, o semplicemente ad effettuarli in orario di servizio, il rischio reale è di vedere scomparire le visite e le consulenze dentro ai reparti. A gennaio sarà il caos. Questo è bene che le istituzioni lo sappiano».   «L'azienda non ci ha nemmeno informato dei tagli». Una grande amarezza. Non solo a livello economico, per i soldi in meno e per gli straordinari non pagati. «Quello che ci amareggia - ci dicono alcuni medici - e che l'azienda non ci ha informato di nulla. Nemmeno una circolare, una lettera, in cui ci si chiedeva un sacrificio per il momento particolare che sta attraversando la nostra Asl. No, niente di niente. Nessuno ci ha interpellato. Ci siamo ritrovati soltanto i soldi in meno in busta paga».   Blocco degli straordinari da gennaio. È questo lo scenario che si profila all'interno degli ospedali dell'Asl 1.  Perchè, come sembra ormai chiaro dai segnali pervenuti nei vari reparti, gli straordinari non verranno pagati: e i medici aspettano ancora quelli di settembre perchè, come di prassi, l'azienda li conteggia, e fino ad ora li pagava, ogni due mesi. Ma nello stipendio percepito a novembre - assicurano i diretti interessati - non erano contemplati.  Ecco quindi che la protesta (annunciata) è quella di un blocco delle ore di straordinario. Questo significherà, per gli utenti, vedere di nuovo allungare le liste di attesa. Perchè le attivitàù ambulatoriali, dentro all'ospedale, sono destinate a chiudere i battenti o, come minimo, a ridurre drasticamente l'attività che viene quasi totalmente effetutata fuori dall'orario di lavoro. In straordinario, appunto.   Effetto domino: attese più lunghe anche al distretto di Avenza. Non solo liste di attessa destinate a tornare ai tempi biblici per quel che rigaurda tutte le attività degli ambulatori che si trovano in ospedale. Il blocco delle ore di straordinario, annunciato per gennaio, potrebbe avere ripercussioni pesanti anche nell'attivtà del Distretto sanitario di Avenza. Ad esempio per quel che riguarda l'attività cardiologica si dovrà fare a meno del medico ospedaliero che, fino ad oggi, in straordinario (a gettone) andava a raddoppiare il servizio e a smaltire le visite, affiancandosi al professionista assunto nell'organico del Distretto stesso. E così si tornerebbe a un medico solo: con tutto ciò che questo comporta per le liste di attesa.  In sostanza, alla fine, a pagarla saranno gli utenti: quelli che, grazie al piano delle prestazioni aggiunitve, avevano avuto la possibilità di poter usufruire di visite specialistiche, all'interno dell'Asl, in tempi molto stretti.  Senza dove ricorrere (e spendere) per rivolgersi a strutture private. O aspettare di nuovo 6 mesi per un'ecografia.

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