Il Tirreno

L’anno scorso la polizia arrestò due coniugi, coinvolte nella vicenda altre due persone

Indagini su un'agenzia d'affari, 4 a processo

Il tribunale di Carrara
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Il tribunale di Carrara

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 CARRARA. Sono stati rinviati a giudizio ieri dal gup De Mattia, marito e moglie e altre due persone, a conclusione di indagini su un'agenzia di intermediazione finanziaria, che secondo gli inquirenti svolgeva attività in modo non legale.  Il processo si aprirà il 4 marzo per Massimo Seghieri, 52 anni, nato a Sarzana ma residente a Marina, la moglie Brunella Fialdini di 43 anni, suo fratello Fabio Fialdini 41enne residente a Massa, e Tina Venturini di 82 anni. Sono tutti e quattro difesi dall'avvocato Alessandro Maneschi, che non ha chiesto riti alternativi. I quattro imputati sono accusati a titolo diverso e nel processo avranno modo di chiarire le loro posizioni davanti al giudice.  Nel dicembre scorso la polizia aveva arrestato la coppia, che fu accusata di circonvenzione di incapace ed esercizio abusivo della professione di promotore finanziario. I pm Federico Manotti e Alessandra Conforti avevano riunito i rispettivi fascicoli, e presentato una complessiva richiesta di rinvio a giudizio.  Seghieri e la moglie, sono stati accusati di circonvenzione di incapace in concorso, e di avere svolto attività di mediazione creditizia senza essere iscritti all'apposito albo. Fabio Fialdini è accusato di falso. A Tina Venturini sarebbe addebitato un caso di circonvenzione d'incapace.  Un'indagine delicata, che l'anno scorso portò all'arresto dei coniugi. Poi scarcerati dal tribunale del riesame.  Secondo gli inquirenti, che a seguito di una denuncia e di indagini, misero sotto sequestro l'agenzia di affari, a Marina (che si era chiamata "F e F. Finanza e Futuro" e poi "F.B."), i due coniugi svolgevano attività di intermediazione finanziaria ma senza l'iscrizione all'albo dei mediatori presso l'Ufficio Italiano Cambi. Inoltre, secondo l'impianto accusatorio, si rivolgevano a «soggetti deboli - come fu spiegato in una nota della polizia - e di limitate capacità mentali, inducendoli a contrarre finanziamenti e prestiti di cui non avevano alcun bisogno», e «lasciando a questi ultimi l'onere di pagare poderose rate per rimborsare alle società finanziarie le somme erogate ma mai avute nella propria disponibilità».

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