La manifestazione
Danni per mezzo milione
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Eun Hashim prima di entrare in casa, e, a sinistra, un interno e il tetto della palazzina di via Guelfa lesionata dall’incendioE scatta la solidarietà fra vicini: il 1º piano ospiterà il 2º
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CARRARA. «Se ci riconsegnano fra pochi giorni i cinque appartamenti del primo piano, daremo noi ospitalità alle persone del secondo piano»: in un momento così difficile, da sfollati, ecco uno squarcio di solidarietà che allarga il cuore. Gli abitanti del condominio di via Guelfa 4, sconvolto dall'incendio scatenatosi martedì mattina in casa della trans Leony Mecios do Amaral, vogliono restare uniti.
IL RITORNO NELLE CASE. Ieri pomeriggio, dalle 16 circa e per un'ora, polizia municipale e vigili del fuoco hanno aperto per pochi minuti gli appartamenti lesionati, giusto il tempo per prendere gli effetti personali. L'occasione anche per fare un primo punto sui danni riportati dai vari appartamenti. Al primo piano, la situazione sembra abbastanza buona: c'è ancora l'acqua in terra (sono stati versati circa 50mila litri per spegnere le fiamme), forse l'appartamento di Stefano Schaub, che era sottostante a quello della trans, potrebbe avere bisogno di più lavori, ma - secondo gli altri abitanti - dopo un controllo agli impianti elettrici e al gas, nel giro di pochi giorni potrebbero essere agibili. Ovviamente, l'agibilità dovrà essere certificata da tecnici abilitati, ma una prima visita ha dato questa impressione. Diverso il caso del secondo piano: l'appartamento della trans è distrutto, divelto anche il tetto, tutto bruciato. Qui c'è tutto da rifare. La casa risulta di proprietà di un cittadino di Chieti. Problemi seri anche agli appartamenti più immediatamente vicini, di Roberto e Tania Cosci; e della famiglia Ricci-Guadagni; necessitano di lavori non di poco conto anche le case in cui abitavano le tre studentesse coreane e la famiglia Antonioli-Mastorci-Carusi.
DANNI? OLTRE MEZZO MILIONE. Spiega Ceccardo Valentini, socio al 50% dell'amministratore del condomimio Lorenzo Andreani: «Abbiamo già fatto martedì sera una prima riunione con i condomini, e domani (oggi per chi legge ndr) ne faremo un'altra. L'assemblea del condominio nominerà un tecnico, un perito di fiducia che affiancherà i tecnici comunali nei sopralluoghi sull'abitabilità e quelli dell'assicurazione del condominio nella valutazione dei danni. I danni? Difficile dirlo adesso. Certamente, erano appartamenti tutti ristrutturate, belle case; il problema principale penso che sia il tetto, anche perché quando si deve ricostruire un tetto è d'obbligo coinvolgere il genio civile. Ci sono poi i danni agli infissi, impianto elettrico, gli scarichi; pensi che il fumo, negli appartamenti più vicini, entrava anche dalle prese dell'impianto elettrico. Poi è tutto bagnato. Vedremo dai primi sopralluoghi con i tecnici di avere le idee più chiare». Insomma: un appartamento tutto da rifare; due molto danneggiati; due abbastanza danneggiati. Più il tetto, impianti: non è difficile arrivare a mezzo milione di euro. Forse di più.
SOLIDARIETÀ. Spiega Ornella Galassi, che abita al primo piano con il marito Paolo Molendi e il figlio Alessio: «In questi momenti abbiamo deciso più che mai di stare uniti. Noi del primo piano non abbiamo particolari danni: nei limiti del possibile, cercheremo di ospitare noi quelli del piano di sopra, fino a quando non avranno anche loro le case agibili».
40 MINUTI D'ANGOSCIA. Marzia Guadagni, una delle intossicate, non può fare a meno di rivivere, mentre è lì fuori in attesa che la figlia Alessandra entri a prendere qualche indumento, i 40 minuti in cui è rimasta prigioniera del rogo, barricata in casa con i due figli: «Davanti avevo un muro di fumo, abbiamo buttato acqua sulla porta per raffreddarla, e ci siamo detti: qualcuno arriverà. Con il cestello i vigili del fuoco ci hanno preso. Poi sono svenuta».
INDAGINI. Il commissariato sta completando l'istruttoria. La dinamica sembra abbastanza chiara: un tentativo non riuscito di accendere la stufa a gas, una fiammata, poi - forse - l'esplosione della bombola più piccola. E l'inferno, mentre la trans fuggiva terrorizzata. Nella segnalazione alla magistratura sarà ipotizzato a carico della brasiliana l'ipotesi di incendio colposo. Ma, come diciamo a parte, ieri era introvabile. M.B.
IL RITORNO NELLE CASE. Ieri pomeriggio, dalle 16 circa e per un'ora, polizia municipale e vigili del fuoco hanno aperto per pochi minuti gli appartamenti lesionati, giusto il tempo per prendere gli effetti personali. L'occasione anche per fare un primo punto sui danni riportati dai vari appartamenti. Al primo piano, la situazione sembra abbastanza buona: c'è ancora l'acqua in terra (sono stati versati circa 50mila litri per spegnere le fiamme), forse l'appartamento di Stefano Schaub, che era sottostante a quello della trans, potrebbe avere bisogno di più lavori, ma - secondo gli altri abitanti - dopo un controllo agli impianti elettrici e al gas, nel giro di pochi giorni potrebbero essere agibili. Ovviamente, l'agibilità dovrà essere certificata da tecnici abilitati, ma una prima visita ha dato questa impressione. Diverso il caso del secondo piano: l'appartamento della trans è distrutto, divelto anche il tetto, tutto bruciato. Qui c'è tutto da rifare. La casa risulta di proprietà di un cittadino di Chieti. Problemi seri anche agli appartamenti più immediatamente vicini, di Roberto e Tania Cosci; e della famiglia Ricci-Guadagni; necessitano di lavori non di poco conto anche le case in cui abitavano le tre studentesse coreane e la famiglia Antonioli-Mastorci-Carusi.
DANNI? OLTRE MEZZO MILIONE. Spiega Ceccardo Valentini, socio al 50% dell'amministratore del condomimio Lorenzo Andreani: «Abbiamo già fatto martedì sera una prima riunione con i condomini, e domani (oggi per chi legge ndr) ne faremo un'altra. L'assemblea del condominio nominerà un tecnico, un perito di fiducia che affiancherà i tecnici comunali nei sopralluoghi sull'abitabilità e quelli dell'assicurazione del condominio nella valutazione dei danni. I danni? Difficile dirlo adesso. Certamente, erano appartamenti tutti ristrutturate, belle case; il problema principale penso che sia il tetto, anche perché quando si deve ricostruire un tetto è d'obbligo coinvolgere il genio civile. Ci sono poi i danni agli infissi, impianto elettrico, gli scarichi; pensi che il fumo, negli appartamenti più vicini, entrava anche dalle prese dell'impianto elettrico. Poi è tutto bagnato. Vedremo dai primi sopralluoghi con i tecnici di avere le idee più chiare». Insomma: un appartamento tutto da rifare; due molto danneggiati; due abbastanza danneggiati. Più il tetto, impianti: non è difficile arrivare a mezzo milione di euro. Forse di più.
SOLIDARIETÀ. Spiega Ornella Galassi, che abita al primo piano con il marito Paolo Molendi e il figlio Alessio: «In questi momenti abbiamo deciso più che mai di stare uniti. Noi del primo piano non abbiamo particolari danni: nei limiti del possibile, cercheremo di ospitare noi quelli del piano di sopra, fino a quando non avranno anche loro le case agibili».
40 MINUTI D'ANGOSCIA. Marzia Guadagni, una delle intossicate, non può fare a meno di rivivere, mentre è lì fuori in attesa che la figlia Alessandra entri a prendere qualche indumento, i 40 minuti in cui è rimasta prigioniera del rogo, barricata in casa con i due figli: «Davanti avevo un muro di fumo, abbiamo buttato acqua sulla porta per raffreddarla, e ci siamo detti: qualcuno arriverà. Con il cestello i vigili del fuoco ci hanno preso. Poi sono svenuta».
INDAGINI. Il commissariato sta completando l'istruttoria. La dinamica sembra abbastanza chiara: un tentativo non riuscito di accendere la stufa a gas, una fiammata, poi - forse - l'esplosione della bombola più piccola. E l'inferno, mentre la trans fuggiva terrorizzata. Nella segnalazione alla magistratura sarà ipotizzato a carico della brasiliana l'ipotesi di incendio colposo. Ma, come diciamo a parte, ieri era introvabile. M.B.
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