Il Tirreno

Vicini compatti: «Quella trans non torni più»

Massimo Braglia
Il complesso di via Guelfa interessato dal rogo
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Il complesso di via Guelfa interessato dal rogo

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 CARRARA. «Già una volta aveva incendiato un materasso e ci eravamo spaventati. E ormai, da mesi, non era più vita: un via-vai di persone, di clienti, a ogni ora della notte. Ma ora basta». I vicini di casa di Liony Mecios (ma in alcuni documenti compare Messias) Do Amaral sono esasperati. A caldo, quando rientra dalla prima visita in ospedale, qualcuno la aggredisce a male parole; non un tentativo di passare alle vie di fatto, di picchiarla, ma insomma, la tensione è tanta. Un po' tutti ripetono le stesse cose: che mentre prima, da sette anni fa quando era andata ad abitare lì, e fino a non molti mesi fa, la convivenza era civile, da qualche tempo la situazione era diventata più difficile da sostenere. Sulla vita privata delle persone è difficile sindacare, ammettono i vicini, ma qui vivevano con il timore che potesse succedere qualcosa. Cosa che si è verificata ieri mattina. «Ora non ce la vogliamo più», hanno detto insieme, univoci, nella riunione pomeridiana dal sindaco per fare il punto. Spiega il primo cittadino Angelo Zubbani: «Ho fatto una riunione con i cittadini sfollati, e da tutti arriva una richiesta: che anche quando la casa del cittadino brasiliano sarà risistemata, che non vi faccia più ritorno; io ho assicurato loro che cercherò, con le mie prerogative sulla sicurezza, di verificare con la prefettura e le forza dell'ordine quali strumenti siano possibili».  Come detto, Leony Mecios, in Italia da 13 anni, aveva aperto l'anno scorso o una boutique in via Santa Maria. Alta quasi un metro e novanta, l'avevamo intervistata nei giorni successivi al caso Marrazzo, ma dello specifico non aveva voluto parlare: «Non leggo i giornali, ho saputo lo stesso di questa storia ma non vedo cosa c'è di strano. Gli uomini, anche quelli importanti, ci hanno sempre cercato», si era limitata a dire. In passato era stata sposata, con una donna di Livorno: «Ci sentiamo ancora - dice - e siamo rimaste ottime amiche». Anni fa era stata eletta miss trans a Milano, e si era esibita, come cantante in play back di cover di Laura Pausini e Dalida, nella discoteca meneghina American Disaster.  A dicembre aveva anche fatto un calendario patinato, in cui si chiamava "Grease Kelly", il suo nome d'arte. Nelle foto, compariva con capi d'abbigliamento che si potevano poi trovare in vendita nel negozio. Alcuni, non proprio castigati.  Ora il negozio è chiuso, e la trans non ha più casa: quella di via Guelfa è distrutta, ieri mattina sembrava che fosse di sua proprietà, invece poi è emerso che era in affitto. «Che non si presenti più», tagliano corto i vicini-sfollati. Loro sì che vogliono tornare al più presto in casa. Il Comune ha chiesto che insieme nominimo un tecnico di fiducia, da affiancare a quelli di palazzo civico, per il primo sopralluogo previsto per domattina. «Speriamo di rientrare almeno per Natale», confidano i cittadini sfollati, sperando in cuor loro di farcela anche prima.   VIGILANZA ANTISCIACALLAGGIO. Da ieri, e anche per i prossimi giorni, è previsto un servizio antisciacallaggio a cura della polizia municipale.

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