Il dolore
«Via Catagnina fu scelta da due ex sindaci»
Alessandra Vivoli
Il blogger spara a zero: per la nuova sede dei bus non venne mai fatta una gara
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CARRARA. «La sede del Cat in via Catagnina è in un'area non ancora bonificata, sotto il vincolo del Sin: gli uffici dell'azienda, infatti, sono sempre in via Giovan Pietro, non sono mai stati trasferiti». Anzichè difendersi attacca l'avvocato e blogger Andrea Lazzari, sotto accusa per aver diffamato, con un articolo sullo Svegliarino del 2006 sui «retroscena dell' affare Cat» l'imprenditore Ciro Gaspari.
Una vicenda che parte da lontano (la vendita dell'immobile in via Catagnina al Cat da parte della Gaspari Menotti nel 1999). E un articolo, pubblicato nel numero di gennaio-febbraio dello Svegliarino, finito sotto accusa, in cui si sosteneva che, quell'area sarebbe stata pagata troppo. E che quella dell'ex Fibronit sarebbe stata più conveniente. Da qui è partito un processo per diffamazione che vede sul banco degli imputati l'allora direttore del giornale, Simone Caffaz (consigliere del Pdl e ora presidente dell'Accademia di Belle Arti) e Andrea Lazzari, il redattore dell'articolo (avvocato, ex assessore al sociale della giunta Segnanini e famoso blogger). Parte offesa, e anche parte civile, è l'imprenditore, ora presidente della Cassa di risparmio di Carrara, Ciro Gaspari.
Il giallo della relazione. Una relazione tecnica in cui veniva espresso un parere non favorevole all'insediamento Cat in via Catagnina. Firmata dal perito, l'architetto di Pietrasanta Ida Liretti, consulente esterno per il Cat all'epoca dell'acquisto del nuovo deposito (lo ricordiamo, siamo nel 1999). E sul banco dei testimoni, proprio ieri davanti al giudice Maria Pia Aracri, l'architetto Liretti ha disconosciuto quella relazione, o meglio quelle note a margine della planimetria. «Io non ho mai scritto nulla del genere - ha dichiarato in tribunale - Mi furono sottoposti una serie di immobili per trovare quello più adatto alla nuova sede del Cat - ha spiegato al giudice - L'area più conveniente è risultata essere l'area di via Catagnina a Massa, anche per i tempi, più stretti legati alla sua disponibilità». E proprio su quella relazione, che Simone Caffaz, sentiro ieri dal giudice, ha dichiarato di aver avuto in un cartellina di documenti dal Comune, come risposta all'interpellanza presentata all'epoca dal consigliere Gianfranco Andreani, il tribunale ha deciso di vederci più chiaro. Il pm, lara Navarrini, vorrà sentire (ai sensi dell'articolo 507) l'allora vicesindaco, Angelo Guadagni, che ha firmato alcuni dei documenti giunti poi in possesso di Caffaz. E non è escluso che venga anche sentito l'allora sindaco, Giulio Conti.
Lazzari: gli artefici di quell'affare? Segnanini e Pucci. Fu lui, nel numero di gennaio-febbraio 2006 dello Svegliarino a firmare l'articolo finito al centro del procesos per diffamazione. Ieri ha ricordato il clima politico in cui nacque. «Allora ero presidente dell'associazione Carrara libera e cercavo di costruire un progetto politico all'opposizione - ha spiegato - il clima politico era teso». Per quel che riguarda l'affare Cat, ha poi sottolineato: «Segnanini e Pucci ne furono artefici, non venne neppure fatta una gara».
Caffaz: ecco come ho avuto quei documenti. Una cartellina, con dentro tutta la documentazione, anche la relazione contestata come falsa dal consulente del Cat, architetto Liretti, che, secondo l'allora direttore dello Svegliarino, gli sarebbe stata consegnata: «In Comune, come risposta all'interpellanza in materia del consigliere Gianfranco Andreani». È su questo che vorranno fare luce il pm e il giudice Maria Pia Aracri. Intanto il processo è stato aggiornato al 22 febbraio prossimo.
Una vicenda che parte da lontano (la vendita dell'immobile in via Catagnina al Cat da parte della Gaspari Menotti nel 1999). E un articolo, pubblicato nel numero di gennaio-febbraio dello Svegliarino, finito sotto accusa, in cui si sosteneva che, quell'area sarebbe stata pagata troppo. E che quella dell'ex Fibronit sarebbe stata più conveniente. Da qui è partito un processo per diffamazione che vede sul banco degli imputati l'allora direttore del giornale, Simone Caffaz (consigliere del Pdl e ora presidente dell'Accademia di Belle Arti) e Andrea Lazzari, il redattore dell'articolo (avvocato, ex assessore al sociale della giunta Segnanini e famoso blogger). Parte offesa, e anche parte civile, è l'imprenditore, ora presidente della Cassa di risparmio di Carrara, Ciro Gaspari.
Il giallo della relazione. Una relazione tecnica in cui veniva espresso un parere non favorevole all'insediamento Cat in via Catagnina. Firmata dal perito, l'architetto di Pietrasanta Ida Liretti, consulente esterno per il Cat all'epoca dell'acquisto del nuovo deposito (lo ricordiamo, siamo nel 1999). E sul banco dei testimoni, proprio ieri davanti al giudice Maria Pia Aracri, l'architetto Liretti ha disconosciuto quella relazione, o meglio quelle note a margine della planimetria. «Io non ho mai scritto nulla del genere - ha dichiarato in tribunale - Mi furono sottoposti una serie di immobili per trovare quello più adatto alla nuova sede del Cat - ha spiegato al giudice - L'area più conveniente è risultata essere l'area di via Catagnina a Massa, anche per i tempi, più stretti legati alla sua disponibilità». E proprio su quella relazione, che Simone Caffaz, sentiro ieri dal giudice, ha dichiarato di aver avuto in un cartellina di documenti dal Comune, come risposta all'interpellanza presentata all'epoca dal consigliere Gianfranco Andreani, il tribunale ha deciso di vederci più chiaro. Il pm, lara Navarrini, vorrà sentire (ai sensi dell'articolo 507) l'allora vicesindaco, Angelo Guadagni, che ha firmato alcuni dei documenti giunti poi in possesso di Caffaz. E non è escluso che venga anche sentito l'allora sindaco, Giulio Conti.
Lazzari: gli artefici di quell'affare? Segnanini e Pucci. Fu lui, nel numero di gennaio-febbraio 2006 dello Svegliarino a firmare l'articolo finito al centro del procesos per diffamazione. Ieri ha ricordato il clima politico in cui nacque. «Allora ero presidente dell'associazione Carrara libera e cercavo di costruire un progetto politico all'opposizione - ha spiegato - il clima politico era teso». Per quel che riguarda l'affare Cat, ha poi sottolineato: «Segnanini e Pucci ne furono artefici, non venne neppure fatta una gara».
Caffaz: ecco come ho avuto quei documenti. Una cartellina, con dentro tutta la documentazione, anche la relazione contestata come falsa dal consulente del Cat, architetto Liretti, che, secondo l'allora direttore dello Svegliarino, gli sarebbe stata consegnata: «In Comune, come risposta all'interpellanza in materia del consigliere Gianfranco Andreani». È su questo che vorranno fare luce il pm e il giudice Maria Pia Aracri. Intanto il processo è stato aggiornato al 22 febbraio prossimo.
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