Sicurezza
Fa segare e spedire i blocchi, ma non paga
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Una segheria di marmo Maxi truffa ai big del lapideo: gli assegni consegnati alle segherie erano scoperti
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CARRARA. Una maxi truffa, ai danni di alcune aziende del marmo. Una sorta di catena di Sant'Antonio dell'imbroglio che è stata scoperta solo quando gli assegni dell'imprenditore bolognese che si era fatto segare e spedire blocchi all'estero, sono risultati scoperti. Ieri in tribunale, sono stati sentiti, come testimoni, alcuni dei big del lapideo coinvolti nella truffa. È finito sotto accusa per truffa l'imprenditore emiliano Walter Monti, della Stonexp, quello che di fatto ha emesso gli assegni ai fornitiori risultati scoperti. Ma anche altre tre persone, Luca Bombarda, Carlo Alberini e Marcello Pattina, le cui posizioni sono ancora tutte da definire. Perchè loro avrebbero introdotto l'imprenditore, ma bisognerà dimostrare se conoscessero, poi, le sue reali intenzioni. O se, come vuol dimostrare la difesa, in totale buon fede. Il primo a raccontare la sua disavventura al giudice Cosimo Maria Ferri è stato, ieri mattina, l'imprenditore Giorgio Vanelo. «Monti e Bombarda vennero nel 2004 a chiedermi di segare alcuni blocchi di granito. Monti mi era stato presentato da Pattina ma, questo ci tengo a precisarlo, non garantì nulla nei suoi confronti - ha ricordato Vanelo - Dopo quattro o cinque abboccamenti con l'imprenditore emiliano decisi di evadere il suo ordine e di essere pagato con assegni (per alcune decine di migliai di euro), che poi sono tornati indietro dalla banca perchè insoluti. Avrei dovuto pretendere, come garanzia, il pagamento in contanti, ma era un momento in cui c'era poco lavoro e alla fine mi sono fatto convincere a prendere gli assegni». Sul banco dei testimoni è poi sfilato Alberto Moisè, della LM Graniti. Anche lui ha racocntato la stessa storia: «Ho segato blocchi per 7mila euro, ma gli assegni con cui ho avuto il pagamento erano scoperti. COsì non ho avuto neppure un soldo». Infine è stato ascolato Roberto Ercolini, dell'agenzia di spedizioni Italcarrara, un colosso del settore. In questo caso si è trattato di spedire i lavorati. «Per due volte sono stato pagato, poi sono rimaste insolute fatture per circa 12 mila euro»: ha ricordato al giudice. La vicenda. La vicenda risale a sei anni fa. Arriva a Carrara l'imprenditore bolognese della Stonexp e, presentato da alcuni addetti ai lavori apuani (il processo dovrà stabilire se hanno agito in buona fede ossia anche loro ignari delle reali intenzioni del truffatore, oppure no) si reca in alcune delle più importanti ditte di marmo e segherie del comprensorio. Si spaccia per un grosso cliente, con tanto di giro di affari in espansione in Turchia. Comincia così a comprare granito e a farlo lavorare «in loco» per avere il valore aggiunto della filiera apuana. In un momento di crisi come quello che sta attraversando il lapideo sembra davvero rappresentare per tutti un buon affare. E così il bolognese non fa fatica a trovare il materiale di cui ha bisogno. Tutto sembra funzionare per il verso giusto fino a quando uno degli imprenditori visitati dal nuovo cliente decide di mettere all'incasso gli assegni. E scopre che sono tutti scoperti. Una vicenda che parte da lontano e che adesso potrebbe avviarsi alla conclusione. Il giduce Ferri ieri ha ascoltato gli imprenditori che, per loro stessa ammissione, si presnentavano in aula epr la settima volta. E si è guadagnato i complimenti di Giorgio Vanelo: «Lei è bravo e lo dico da cittadino». A.V
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