Il Tirreno

Bosco dei Ronchi, tre a processo

Il pm Federico Manotti
◗
Il pm Federico Manotti

Impugnato il decreto penale da parte dei tre imputati. Udienza a gennaio

2 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. Alla fine si farà il processo per il taglio degli alberi di Riva dei Ronchi. I tre imputati, infatti, hanno contestato il decreto penale proposto a inizio 2010 dal pubblico ministero Federico Manotti. Gli viene contestato la contravvenzione del decreto legislativo 42 del 2004. Il sostituto procuratore aveva chiesto un'ammenda di 8.190 euro ciascuno da pagarsi in dieci rate. I tre accusati dell'abbattimento non autorizzato sono Luigi Antonucci, 50 anni, massese, amministratore della Mtm srl, ditta esecutrice dei lavori; Alberto Agostini, 48 anni, pratese, all'epoca legale rappresentante della Riva dei Ronchi srl e della Eurosole srl, e Sergio Pelletti, 54enne, direttore dei lavori residente a Pietrasanta.  La procura di Massa iniziò a indagare su Riva dei Ronchi grazie a due esposti: uno di Italia Nostra a firma di Bruno Giampaoli e l'altro del consigliere comunale Stefano Benedetti. Entrambi sono stati chiamati da Manotti a testimoniare nella prim a udienza del processo che ci sarà a metà gennaio. Bisognerà fare presto, anche perché la prescrizione è davvero vicina. Italia Nostra ha più volte segnalato le cose che secondo loro non funzionavano intorno a un'operazione che era in ballo da anni e che da sempre suscitava polemiche.  Si era mosso anche il presidente nazionale di Italia Nostra, Giovanni Losavio. E aveva inviato un esposto al procuratore della repubblica di Massa riguardante il taglio delle piante effettuato dalla società Riva dei Ronchi per preparare l'area su cui edificare l'ideato e ora tramontato progetto del complesso turistico-residenziale. Losavio chiedeva al magistrato di perseguire eventuali fatti che abbiano rilevanza penale in questa vicenda. «Nel dicembre 2006 è stato abbattuto un bosco di piante mediterranee nella zona dei Ronchi, zona sottoposta anche a vincolo paesaggistico, mentre è stato colmato l'invaso che costituisce la naturale cassa di esondazione del torrente Magliano, essendo pure tale zona soggetta a tutela paesaggistica. L'abbattimento è stato assentito dall'Ufficio Verde del Comune di Massa, ma non risulta che sia stata rilasciata - e neppure richiesta - la prescritta autorizzazione paesaggistica a norma del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (la Regione Toscana, competente al riguardo, ha delegato al relativo esercizio i Comuni), sicché sembra sussistere non soltanto la contravvenzione ma pure il più grave reato di cui all'articolo 181 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio (che rinvia alle sanzioni di altra legge). L'intervento è peraltro carente della prescritta autorizzazione della Provincia ai fini del vincolo idrogeologico, rilasciata in passato per la realizzazione di opere del tutto diverse dall'eseguito intervento (e in ogni caso la Provincia prescriveva il mantenimento del bosco abbattuto)».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web