Il Tirreno

Telecom, rescissione gratuita

Il giudice di pace ha dato torto alla Telecom
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Il giudice di pace ha dato torto alla Telecom

Il giudice di pace dà ragione a una donna massese

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 MASSA. L'associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori (Adoc) di Massa-Carrara ha ottenuto un'importante vittoria in un contenzioso tra una propria associata contro Telecom Italia Spa. Infatti, il giudice di pace di Massa, con una sentenza di assoluto interesse, oltre ad aver ribadito la possibilità per gli utenti e consumatori di recedere in qualsiasi momento dal contratto di telefonia, ha sancito il principio che le spese di disattivazione che vengono sempre chieste e addebitate in caso di recesso anticipato devono essere provate e giustificate dalla compagnia telefonica. In difetto non possono essere richieste.  La vicenda trae origine da una causa intentata da un'utente massese che aveva stipulato un contratto con Telecom Italia, ma, pentitasi del contratto ed esercitato immediatamente il diritto di recesso, si era vista addebitare sul conto corrente un importo di 250 euro per spese di disattivazione e 200 euro per canoni mensili, somme delle quali l'utente chiedeva la restituzione. L'ufficio legale Adoc, con un'articolata interpretazione e puntuale applicazione della normativa vigente in tema di tutela dei consumatori, ha dimostrato che detti importi non erano assolutamente dovuti dalla consumatrice, perché non previsti.  Difatti, secondo l'articolo 3 della legge 40 del 2007 «I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e spese non giustificate da costi dell'operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a 30 giorni. Le clausole difformi sono nulle...».  «Pertanto, quanto sostenuto dalla Telecom, ovvero che il recesso dal contratto telefonico è oneroso per l'utente, è affermazione del tutto infondata alla luce delle nuove normative e direttive intervenute in materia di telecomunicazioni, con la conseguenza che qualsiasi clausola contrattuale contraria è da ritenersi nulla», scrive l'Adoc.  l'associazione, alla luce di tale sentenza, invita i cittadini a non temere di essere soverchiati dalle grosse imprese e società, ma a far sentire la propria voce, sostenendo sempre i propri diritti, che in quanto tali vengono sempre tutelati.

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