La manifestazione
Quei dieci milioni che non tornano
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LIMPIANTO. Erre erre non funziona ancora al 100% In bilancio 3 sono di attivo, per i tecnici c'è un passivo di 7
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MASSA. L'assemblea del 22 settembre, quella in cui Pucci rimane «senza parole» non è l'ultima. I soci del Cermec si riuniscono anche il 18 ottobre. E in quella sede emergono novità importanti sulla società di smaltimento. Del resto a lavoro sono parecchi consulenti. Perché oltre a Bianchi e Andreani, c'è anche Sergio Menchini che dovrà far luce sugli aspetti legali della vicenda. Non solo, durante l'assemblea del 22 viene affidato un terzo incarico: Piero Perfetti ha il compito di «effettuare un'ispezione della società controllatta Erre Erre avente ad oggetto tutta l'attività svolta da questa società, dal momento della sua costituzione ad oggi e tutte le operazioni effettuate con soggetti terzi». Bene, il 18 ottobre, mentre si attendono novità sull'impianto di bricchettaggio emergono importanti novità su Cermec. Perché la due diligence di Andreani e Bianchi mette in luce nuovi aspetti. I soci avevano affidato loro compiti precisi. Innazittutto dovevano far luce «sul totale dovuto da Cermec a Delca per operazioni commerciali regolarmente eseguite e dei pagamenti e delle compensazioni eseguite da Delca». E questo per capire «se Cermec è creditore o debitore di Delca». Non solo, ai due consulenti si chiedeva di far luce sull'ipotesi di lavori mai eseguiti, ma fatturati. Dieci milioni non tornano. Dai risultati della relazione emergono dati preoccupanti. Cermec riporta in bilancio, nel patrimonio netto, un attivo di circa tre milioni, ma dalle analisi fatte, risulterebbe, invece, sotto di sette. Dunque, fatti due conti, 10 milioni non tornano. Bonifiche e terreni. L'altro elemento importante, emerso dall'analisi della contabilità, riguarderebbe gli immobili. E, in particolare, il valore dei terreni dopo le bonifiche. Il tema bonifiche è particolarmente delicato: basta leggere la nota integrativa al bilancio del 2009 per averne la conferma. Molte pagine sono dedicate «all'iscrizione delle spese ambientali nell'attivo patrimoniale». La logica è chiara: se bonifico un terreno quello aumenta il suo valore. Ma i consulenti muovono una contestazione: il terreno non può subire un incremento pari a quello delle spse sostenute. Se sul mercato vale 10 e spendo 100 per le bonifiche, non posso pretendere che quel bena valga in automatico 110. E in gioco, sulla delicata questione delle bonifiche, ci sarebbero addirittura 10 milioni di euro. E nuove cifre potrebbero emergere su Erre Erre. C.S.
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