La manifestazione
«Senza quei soldi, a rischio i contratti»
Le coop non fanno sconti: vogliamo tutelare i nostri lavoratori
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MASSA. Sono pochi i fax arrivati negli uffici dell'Asl. Perché poche sono le ditte e le coop pronte ad accettare la transazione proposta dall'azienda sanitaria. Qualcuno è così in difficoltà che non può permettersi di dire "no". Ma non manca chi, proprio perchè in ginocchio, alle condizioni dell'Asl non ci sta. Rinunciare agli interessi e ad un 5% (10 per chi non opera nel terzo settore) significa mettere in dubbio investimenti programmati. Non solo, il rischio più grande - spiegano anche i sindacati - è che le cooperative non siano in grado di rispettare gli impegni contrattuali assunti con i lavoratori. Siriano Fornesi, responsabile del terzo settore per la Uil, è contrario alla ipotesi di rinunciare al 5% del credito: «A queste condizioni sono pochissimi i soggetti in grado di sottoscrivere la transazione». Giuseppe Mussi è direttore dell'Anffas. La sua non è una lamentela, ma il ritratto di un mondo in sofferenza. «Convocheremo un consiglio direttivo straordinario - spiega - non vogliamo farci prendere dall'ansia, per noi avere liquidità è vitale, ma non ci piace assumere decisioni sotto pressione. Se pensiamo ad uno sconto del 5% e ci aggiungiamo la rinuncia agli interessi, la somma si alza e raggiunge una percentuale complessiva del 10%. Ma quei soldi sono nel nostro bilancio, destinati agli investimenti». Poi l'aspetto più preoccupante: «Con un 10% in meno nelle nostre casse dovremmo retrocedere alle condizioni contrattuali del 2007». Cosa che chiaramente Anffas non vuole fare. Del resto i margini delle coop e dell'intero terzo settore sono minimi perchè le tariffe per i servizi sono definite dalla Regione. Impossibile, quindi, alzare i "prezzi". Mussi chiede più chiarezza sui pagamenti ordinari:«Se sapessimo con certezza con che cadenza saranno effettuati i pagamenti mensili potremmo valutare la proposta con maggiore serenità». Poi rimane aperto un altro capitolo quello dei fornitori pubblici, un esempio le case di riposo. La ex Regina Elena a Carrara aspetta un milione (il suo bilancio è di 3). «Non sappiamo ancora nulla», spiega il direttore Ermanno Biselli. Ma in quella struttura (comunale) trovano accoglienza 110 anziani e lavorano 80 persone. C.S.
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