Sicurezza
La canzone Miniera inno di Castelnuovo
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Una veduta di Castelnuovo Magra Un omaggio alla storia del paese e alla tradizione dei minatori
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CASTELNUOVO MAGRA. Tanta storia legata alle miniere di lignite non poteva restare oscura ai tanti. Così Daniele Montebello, giovane consigliere di Castelnuovo Magra, con delega alle attività culturali, ha pensato bene di portare alla memoria dei cittadini (e all'adozione in consiglio comunale) quel pezzo di storia locale chiedendo di dotare il comune di un inno da suonare nelle cerimonie ufficiali, la canzone "Miniera", scritta nel 1930 da Bixio Cherubini e musicata da Cesare Andrea Bixio. «La tematica in essa affrontata è ben riconducibile ad una parte della nostra storia locale, quella delle miniere di lignite della Piana di Luni - dice il consigliere - È la storia dei nostri padri e dei nostri nonni, di uomini e donne che per decenni hanno amato e odiato la miniera». Castelnuovo Magra ha una lunga storia legata alle miniere: sin dal 1750, dopo periodi di alterne fortune, l'estrazione della lignite terminò solo all'inizio degli anni'50, a conclusione di una lunga e sofferta stagione di lotte sindacali. Per manifestare contro il decreto di chiusura della stessa miniera, gli uomini di Luni, arrivarono persino a barricarsi all'interno delle gallerie minerarie, scrivendo così l'irrepetibile vicenda dei sepolti vivi. Storie quotidiane di grande umanità, di donne che rimanevano in superficie a lavorare il carbone e a mandare avanti la famiglia. «Sono queste le ragioni per adottare la canzone "Miniera - spiega Montebello - quale inno comunale ufficiale da far eseguire nelle occasioni istituzionali più solenni». Così dopo l'ok in consiglio comunale, sabato prossimo, giorno della ricorrenza di Santa Barbara, patrona dei minatori, alle ore 11 nella Sala di rappresentanza del Palazzo Civico si terrà la cerimonia di adozione dell'inno ufficiale. E l'inno? Ecco il testo: «Allor che in ogni bettola messicana ballano tutti al suono dell'hawaiana vien di lontano un canto così accorato. È il minatore bruno laggiù emigrato la sua canzone è il canto di un esiliato. Cielo di stelle, cielo color del mare tu sei lo stesso cielo del mio casolare. Portami in sogno verso la patria mia, portale un cuor che muore di nostalgia. Nella miniera è tutto un baglior di fiamme. Piangono bimbi, spose, sorelle e mamme. Ma a un tratto il minatore dal volto bruno dice agli accorsi: se titubante è ognuno io solo andrò laggiù che non ho nessuno. E nella notte un grido solleva i cuori mamme son salvi tornano i minatori. Manca soltanto quello dal volto bruno ma per salvare lui non c'è più nessuno. Va l'emigrante ogn'or con la sua chimera lascia la vecchia terra, il suo casolare e spesso la sua vita in una miniera».
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