Il Tirreno

Eaton, il console promette appoggio

Gabriele Firmani
Gli operai della Eaton protestano davanti al consolato Usa a Firenze
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Gli operai della Eaton protestano davanti al consolato Usa a Firenze

In 160 alla protesta di Firenze. Ma intanto da Roma è tutto rinviato

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 MASSA. Se il presidente degli Stati Uniti troverà il modo di leggere e magari anche di rispondere alla lettera recapitatagli dagli operai della Eaton di Massa, sarà soltanto il tempo a stabilirlo. Di certo, ieri mattina, a sincerarsi che il console John Larrea ritirasse dalle mani del segretario della Fiom di Massa Alessio Castelli, la missiva contenente tutte le accuse che i lavoratori muovono alla multinazionale americana, a Firenze sono arrivati oltre 160 operai della Eaton.  «La manifestazione di protesta che sta interessando la vostra Sede Consiliare - si legge nell'incipit del testo indirizzato a Obama - è la conseguenza dell'atteggiamento della multinazionale avente sede centrale a Cleveland nello stato dell'Ohio». Dopo una digressione storica volta a ricordare tutte le più importanti certificazioni di qualità e produttività ottenute nel corso degli anni dallo stabilimento massese, «necessarie per poter essere fornitori di Bmw, Mercedes, Ferrari, Audi, Fiat, Psa, Toyota, Hyunday, Iveco, Rover e Volkswagen», arriva la recriminazione più grande che gli operai imputano alla dirigenza della multinazionale: «nell'ottobre 2008, senza alcun preavviso, Eaton comunicava la volontà di chiusura dello stabilimento denunciando una perdita di commesse pari al 50% del totale. La realtà era invece diversa, si trattava di una pura e semplice delocalizzazione verso un Paese dell'est europeo».  Di qui quindi l'accusa di non tener fede ai patti sottoscritti: «Dopo due mesi di lotta da parte dei lavoratori si arrivò nel dicembre 2008 ad un accordo che impegnava la Eaton a condividere un percorso di cassa integrazione biennale, unito ad un impegno per favorire la reindustrializzazione dell'area dismessa». Sin qui dunque il testo della lettera. Quanto all'incontro con il console, Castelli, al suo termine, si è dimostrato prudentemente soddisfatto: «ci ha assicurato - ha spiegato al megafono il sindacalista della Fiom - tutta la sua disponibilità ad attivarsi e farsi da tramite con i vertici dell'azienda per far sì che ci sia una sollecitazione in grado di favorire la stipula della Cassa Intregrazione in deroga». Parole, che seppur moderatamente, sono comunque servite a rassicurare i lavoratori. «La scadenza del 14 dicembre - ricorda Massimo Dell'Amico, operaio di 37 anni - continua a essere una tagliola che pende sopra le nostre teste».  «I vertici della Eaton - rincara la dose Valter Lizzo, 45 anni - stanno giocando sulla nostra pelle con assoluta indifferenza: tutti i libri sull'etica del lavoro che ci sono stati consegnati nel corso degli ultimi anni non si capisce a cosa siano serviti se adesso si rifiutano persino di investire appena 160 mila euro per permettere la Cassa Integrazione in deroga e quindi assicurarci una prospettiva di maggiore serenità».  Gianni Rustighi, 39 anni, è al sit-in di protesta con la moglie Sabrina, 35, anche lei operaia della Eaton: «per noi il futuro si fa doppiamente minaccioso; l'unica cosa - racconta - nel caso davvero la situazione dovesse precipitare, sarà reinventarsi qualcosa assieme attraverso la liquidazione che andremmo a ricevere: nel deserto lavorativo che caratterizza la provincia di Massa, le possibilità di trovare un nuovo lavoro da dipendente si riducono pressoché a zero».  A credere però di poter vincere ancora la partita, "al novantacinquesimo", si dimostra però Luigi Bertolini, 37 anni, eletto nella Rsu dell'azienda in quota Cgil: «quello di oggi ha voluto essere un ulteriore pezzo di strada della nostra battaglia, un'opportunità che non dovevamo mancare».  Mentre gli operai erano a Firenze, a Roma si svolgeva un nuovo incontro con il Governo per studiare le prospettive di reindustrializzazione.  Ma dalla capitale non sono giunte novità sostanziali: tutto è stato rinviato a un nuovo incontro.

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