Il Tirreno

Addio Elio, alpino della brigata Julia

Elio Borgobello, l’alpino della Julia deceduto nei giorni scorsi
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Elio Borgobello, l’alpino della Julia deceduto nei giorni scorsi

Borgobello aveva partecipato alla campagna di Russia

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 MASSA. Ottantanove anni, una figura storica che tanto ha dato all'Italia e tanto ha dato agli alpini. Si è spento, a 89 anni, Elio Borgobello, caporal maggiore della divisione Julia e protagonista insieme a tante altre penne nere della tragica ritirata del Don nel gennaio del 1943. Oggi alle 9 i funerali, poi la salma sarà portata in Friuli.  Le esequie partiranno dall'obitorio, poi ci sarà la messa alla Madonna del pianto. Infine la salma del caporal maggiore sarà portata nel paese natale Montegnacco, in provincia di Udine. A piangerlo, oltre gli amici la figlia, i figli, il genero, le nuore e i tanti nipotini.  Borgobello era sopravvissuto alla campagna di Russia; caporal maggiore del battaglione Cividale, divisione Julia degli Alpini, ebbe congelamenti ai piedi e alle mani. Qualche anno fa ricordava quel periodo: «Nei mesi di luglio e agosto del 1942, rientrati dalla Grecia fummo costretti a partire per il fronte Russo. Il corpo d'Armata alpino era composto dalle Divisionio: Tridentina, Julia e Cuneese, 57.000 uomini complessivamente compresi i vari servizi al comando del generale Nasci. Erano mesi caldissimi e così nessuno pensò a fornirci il vestiario pesante per l'inverno. Le nostre armi erano scadendi e non idonee a combattere una guerra meccanizzata e corazzata come invece dovemmo subire. Mentre eravamo sul campo di battaglia ci accorgemmo che i nostri cannoncini anticarro avevano dei proiettili perforanti che nulla potevano contro gli imponenti carri T-34 russi di circa 30 tonnellate». Raccontò: «In vista di quei mostri d'acciaio non ci rimaneva che tentare di nasconderci se c'era il modo di farlo, ma in mezzo alla steppa nascondigli non ce n'erano, o sdraiarsi sulla neve in attesa che i carri andassero oltre e i carristi avessero un po' di pietà e non ci stritolassero coi cingoli». Storia vissuta che Elio raccontava con modestia ma con fermezza per far capire a chi lo ascoltava gli orrori della guerra.  Tornato a vita borghese a Massa si impegnò subito nell'associazionismo con lo spirito di colui che vuol ricordare l'impegno e il sacrificio di tanti compagni e amici rimasti nella gelida steppa. Riuscì a costituire parecchi gruppi alpini locali, spesso superando difficoltà e indifferenza. Ha ricoperto incarichi prestigiosi in varie associazioni. Più volte vice presidente della sezione alpini provinciale; vice presidente dell'associazione mutilati e invalidi di guerra. Commissario straordinario dell'istituto del nastro azzurro tra decorati al valor militare. Insignito di onoreficenze cavalleresche di gran prestigio è giunto sino a quella di grande ufficiale. Ma soprattutto sempre disponibile a sacrificare per la causa comune, il suo tempo libero e le sue notevoli capacità. «Caro Elio - scrive un alpino - ora che sei andato a raggiungere la tua sposa e i tuoi cari amici di tante gelide avventure, ci mancherai tanto».

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